La benedizione degli animali


La benedizione degli animali è un rito che affonda le sue radici nel paganesimo e che è stato fatto proprio anche dalla religione cristiana, la quale, pur modificandone la liturgia, ne ha comunque preservato lo statuto ontologico, per il quale gli animali vanno benedetti in quanto utili all'uomo. Cosimo Terlizzi sembra partire da questo stato di cose e intesse una sorta di bestiario solo apparentemente simile a quello realizzato, nel 2012, da Denis Côté; La benedizione degli animali (Italia, 2013, 7'), infatti, è caratterizzata in primo luogo da un attento lavoro sul suono che, di fatto, regge la pellicola e la veicola, portandola là dove le immagini si approssimano solamente. L'operazione può ricordare alcuni lavori di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, in quanto anche qui l'immagine conduce in luoghi diversi rispetto a quelli ai quali porta la parola e la dialettica che va così a configurarsi disegna un universo che né l'immagine né la parola o, nel caso del cortometraggio di Terlizzi, il suono possono delineare se considerati isolatamente, ed è quindi proprio nel rapporto biunivoco tra questi due termini che La benedizione degli animali ricava il proprio clamore: in una fattoria, le bestie semplicemente vivono - un maiale si rotola nel fango, il pavone scorrazza intorno alle oche beccheggianti e una vacca si trova riflessa nello specchio e forse, rischiando l'umanizzazione, in esso si riflette - mentre una presenza straniera e pressoché avulsa dal contesto (si raffronti il suo abbigliamento all'altro umano presente nella pellicola, il fattore) si aggira nei dintorni, studiando gli animali e raccogliendo oggetti che si riferiscono solo indirettamente alla morte (un coltello, una falce, un teschio di capra, col quale tra l'altro viene a identificarsi nel momento in cui se lo porta al volto, elementi comuni in quel contesto e il cui significato, qualora si considerasse solamente l'immagine, sarebbe da rapportare all'utilizzo che in esso di essi viene fatto). La netta differenza che divide queste due realtà pian piano, però, impallidisce, ed è appunto grazie a una disseminazione del suono sull'immagine, dalla quale non emerge più ma è piuttosto questa che si trova in esso trascinata, che ciò avviene. Si pensi, ad esempio, all'emblematica sequenza in cui una mano entra nell'inquadratura e raccoglie da terra una falce: il verso, quasi umano, di un animale satura il silenzio e l'immagine, mediante il suono, ritrova se stessa in un'altra dimensione, nella quale la falce non si riferisce più al lavoro nei campi bensì a qualcosa di sinistro, che ha più concretamente a che fare con la morte e l'uccisione. Ed è proprio il suono della morte, espresso mediante un corno alla cui estremità sono legati i vari oggetti, tanatologici ed escatologici, raccolti nel corso del cortometraggio, tutto ciò che infine rimane: si spande nell'aria, annichilendo tutti gli altri rumori. L'essere umano pare si trasformi così in un angelo della morte, e l'umanità stessa viene messa in dubbio, vista l'evidente frattura che intercorre tra il fattore e l'Uomo Della Morte, troppo divergenti e agli antipodi per poter universalizzarsi in un concetto che, pur omogeneizzando le loro peculiarità, li ricomprenda entrambi; l'Uomo Della Morte è più un ente trascendente che un umano inteso come vivente unità psicofisica (Dilthey), cioè come uno specifico essere che pur essendo particolare e specifico appartiene ed è determinato dall'ambiente nel quale vive, tant'è che l'immanentizzarsi di questo ente nella realtà contadina comporta ineluttabilmente una faglia temporale, che distingue la realtà in due tempi, il prima e il dopo, quasi che il suono di quel corno fosse una sorta di Secondo Avvento, di tromba dell'Arcangelo Gabriele, che salva gli animali (si ricordi la vacca in prossimità di umanizzarsi) dalla prossimità della catastrofe e fa da discrimine tra due temporalità, al contempo fine di una e inizio dell'altra. È l'apocalisse? Sì, ma dopo però, oppure prima, senz'altro non nell'attuale, poiché tutto ciò che alla fine rimane - e sembra incessante - è una pioggia (forse chiamata dallo stesso ente trascendente, ora palesemente più riconducibile alla figura dell'Arcangelo piuttostoché della Morte) redentrice che bagna gli animali, scagionandoli dalla morte e imprigionandoli nella loro più viva bellezza.

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