Interstellar


Interstellar (USA, 2014, 169'), l'ultimo lavoro di Nolan, è una pellicola fortemente umanista, ma di un umanesimo sciatto, improponibile, che senz'altro si percepirà più come un peso, una fatica, un fardello e non come una sorta di speranza edificante, e questo perché Nolan, di fatto, ha davvero troppa fiducia nell'umanità, e dicendo questo non intendo sostenere che l'umanità sia spacciata quanto, piuttosto, che proprio perché nella pellicola l'umanità è presentata come spacciata a causa di se stessa e riesca comunque a trovare la salvezza non in se stessa ma fuori di sé e grazie a se stessa che risulta infine ineluttabile considerare l'umanesimo nolaniano come una giustificazione delle azioni umane, le stessi azioni, peraltro, che in Interstellar hanno portato l'umanità al tracollo. Certo, riuscirà facile criticare Nolan per essere stato così banalmente prevedibile e poco capace di svolgere sapientemente una narrazione (si pensi, per esempio, al montaggio alternato nel pre-finale, dove Murph, che aveva appena dato fuoco al campo di grano del fratello, scompare improvvisamente di scena, disperdendo buona parte della suspense), così come gli si potrà rimproverare il fatto di aver realizzato il classico film hollywoodiano in cui tutto ciò che conta è la morale, per la quale il cinema stesso è piegato (l'onda gargantuesca che uccide un membro dell'equipaggio, inquadrata per mezzo di una macchina a mano tremante, quasi si dovesse sottolineare il timore di fronte a un evento così epocale, o ancora il predominio per l'intera durata del film di una musica extra-diegetica eccessivamente didascalica, atta giusto a sottolineare e ribadire pleonasticamente le situazioni in atto) e trasformato in veicolo, o, ancora, il fatto di non aver saputo gestire l'atmosfera filmica (non c'è sense of wonderful, e questo è un problema nettissimo, perché, Cristo, questi sono nello spazio, cioè nell'eternità, e sono soli, a volte spacciati, quasi sempre disperati, e, insomma, questo senso di angoscia non si respira, non ci si perde né si annulla in quello spazio, al massimo si prova un po' di apprensione nelle scene più tirate o di commozione nei momenti più catartici, ma non basta e anzi è banalizzante della materia trattata, tutto ciò, perché, di nuovo, quello è lo spazio e i nostri sentimenti dovrebbero assumere un carattere quantomeno cosmico, come i deliri di Schreber), ma queste, appunto, sono facilonerie che gli spettatori di Nolan, e per spettatore di Nolan intendo i fan accaniti di Nolan, non riusciranno a digerire perché, di fatto, i film di Nolan non permettono loro di penetrare questa cornice epistemologica, sicché risulta più interessante riflettere - brevemente, perché questo blog è incentrato sul cinema - sullo statuto ontologico di Interstellar. È infatti perspicuo che Interstellar sia un film fortemente ideologico, ma qual è l'ideologia che lo fonda e lo struttura? L'abbiamo detto, è l'umanesimo: l'umanità è alle prese con un cataclisma che segnerà la sua fine, qualora non trovasse altri spazi da colonizzare (è la mentalità americana: non tentare di risolvere la situazione e, magari, riformulare la propria mentalità ma procedere con l'imperialismo), e di per sé l'intero lungometraggio è incentrato sulla ricerca di questi spazi. Spazi che sono, appunto, da colonizzare, quindi che aprono a un fascio di possibilità eclatante, denso di implicazioni etiche ed esistenziali; 'sti cazzi. Nolan, infatti, è più preoccupato di portare a termine la missione e finire il film piuttosto che riflettere su queste implicazioni, e il risultato è una banale avventura cosmica risolta con mezzi umani, troppo umani: l'umanità è spacciata e si trova dunque nella situazione di dover sopravvivere, ma questa condizione è data da Nolan come obbligo, tant'è che non può sorgere, nell'economia della narrazione, l'impressione che, qualora la colonizzazione di altri pianeti in cui vivere fosse effettuata, questi pianeti si ritroverebbero nella situazione terrestre, e cioè annientati da organismi alieni attenti esclusivamente alla propria realtà, alla propria vita. La conseguenza necessaria di questa visione dell'umanità è traslata nel film da Nolan in termini ben più radicali e incomprensibili, oltreché fattualmente inaccettabili; la salvezza dell'umanità, infatti, è data dall'umanità stessa, ma non è un'umanità immanente all'umanità da salvare: è, piuttosto, un'umanità altra, trascendente, che ha le sembianze di un Dio. Mediante salti temporali, l'umanità del futuro salva l'umanità del passato grazie all'umanità del passato, che quindi giustifica se stessa e la propria condotta. Non solo Nolan trasforma l'umanità (del futuro) in Dio, ma fa in modo che questa trasformazione avvenga grazie all'umanità stessa (del presente), e questo è palesemente un gesto conservatore, reazionario, politicamente inammissibile, specie se con una tale operazione così vistosamente viziosa giustifica l'umanità presente, cosa che tra l'altro arriva a fare per mezzo di una cosa che Nolan, banalizzando il tutto e aprendo a un finale davvero stucchevole, chiama amore. Ma amore di chi? Naturalmente, degli statunitensi, e prova ne è la parte incentrata sul dr. Mann, che colla menzogna raduna tutti gli astronauti intorno a sé e poi li tradisce per salvare se stesso, salvo poi crepare come l'ultimo dei miserabili - altro che fisico - nonostante coloro che aveva tradito l'avessero avvertito: il dr. Mann, già dal nome, non rappresenta altro che la Germania, e naturalmente tocca agli astronauti della NASA, dunque agli americani, salvare la situazione, annientando il nemico. Insomma, e tralasciando il nazionalismo più becero, Interstellar si configura come una pellicola abietta, più ideologica che cinematografica, e nonostante il fatto che già ne Il cavaliere oscuro - Il ritorno (USA, 2012, 165') Nolan avesse dimostrato le sue simpatie per lo stato di polizia e la sua restaurazione attraverso il potere di un ente superiore (Batman) emerge qui più chiaramente ancora questa volontà di trascendenza (Batman, la NASA) grazie alla quale il popolo, sia esso quello di Gotham City o l'umanità intera, possa essere emancipato e salvato da se stesso, cosa che naturalmente premette a una nuova forma di schiavitù e/o di catastrofe. Ma tant'è, in fondo, forse, non ci meritiamo che questo: la schiavitù e non la libertà, Nolan e non Benning.

28 commenti:

  1. La quantita di parole ripetute per frase è imbarazzante, per il resto sono d'accordo.

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    1. Sì, in effetti non mi andava tanto di scriverla, così non l'ho riletta.

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  2. Interessante quest'analisi, parto col dire che a me Nolan piace come regista seppur mi abbia parecchio fatto girare i coglioni con Il cavaliere oscuro e Il ritorno per l'ideologia reazionaria alla base di quei due film,. Devo dire che questo Interstellar a un certo punto si mette sotto i piedi la logica e parte a spiegare tutto con "l'amore", Spielberg dietro l'angolo insomma, e su questo ci sarebbe da discutere, ma non credo che Nolan sia arrivato a pensare a quello che dici tu, di fare una pellicola di base conservatrice, anzi nel film mi hanno colpito un paio di momenti, per esempio quando la Hathaway dice "Il governo capii che sparare sulla gente aveva perso di valore e hanno inizato a cercare altre vie" (se non ho sentito male), d'altronde Nolan raffigura l'umanità come abbastanza stronza nei suoi film e qui non fa eccezione, ok i sentimenti buoni trionfano, ma c'è anche parecchio male che non è detto sia eliminato. Grazie per l'articolo comunque ;)

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    1. Dici? Boh, secondo me è abbastanza palese la vena conservatrice nella pellicola. Certo, la parte che tu citi potrebbe sembrare poco conservatrice, ma, di fatto, non credo che sia quello il fulcro della pellicola, tant'è che il governo per "cercare altre vie" intendeva creare una colonia di umani attraverso i feti, visto che già il professore sapeva che non sarebbero tornati. Poi, sì, sono interpretazioni, e magari hai ragione te nel sostenere che Nolan non intendesse fare quello che io ho colto, però mi sembra anche abbastanza palese che questa cosa dell'umanità che salva se stessa e, insomma, si giustifica non sia una prospettiva così rivoluzionaria da mettere in atto. Cioè, quando dico "conservatrice" io intendo proprio questo, e cioè che Nolan non abbia criticato nulla ma si sia solamente preoccupato di non far perire l'umanità. Non so, è una operazione che mi ha lasciato parecchio interdetto.

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  3. Non son così drastico ma, pur non ritenendolo un film riuscitissimo, credo che Nolan abbia avuto ugualmente del coraggio nel fare un film simile nonostante i palesi limiti mascherati con una 'finta complicazione'.

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    1. Mah, coraggio ce l'ha gente come Villanueva o Numbenchapol, non certo Nolan, vista la mega-produzione che aveva alle spalle.

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    2. Coraggioso a suo modo. Poteva fare un alto cinefumetto, invece ha optato per un film che si prendei suoi tempi, con azione ridotta al minimo e molti dialoghi su teorie varie. Che poi potesse gestire meglio tutto è un altro discorso, ma nel complesso non mi sembra un film da bocciare.

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    3. Be', oddio, politicamente è inaccettabile, e già qua non lo vedo molto coraggioso, anzi lo trovo molto reazionario (il trascendimento dell'umanità che giustifica se stessa), però, appunto, anche narrativamente non mi sembra che si sia preso chissà quali grossi rischi: è un film molto commerciale, da multiplex, che accomoda lo spettatore.

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  4. Ho aggiunto un commento ma temo si sia perso :/ Devono per caso essere approvati i commenti?

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    1. Nope, non mi va di approvare i commenti, mi sembra un procedimento stupido perché fondamentalmente censorio; può essere, piuttosto, che blogger abbia cazziato, come spesso succede.

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  5. vabbè ma l'idea che Mann sia la Germania e tutta la deriva politica che viene citata non si possono sentire,è una lettura superficiale e banale,piegata a una logica personale che non ha nulla a che vedere col film....imbarazzante

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    1. Se argomenti, magari, le tue opinioni acquistano rilevanza e senso, altrimenti, sì, sono molto più superficiali della mia lettura del film.

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  6. sono d'accordo con la tua recensione che trovo centratissima. il film è ancora più intollerabile perchè è assolutamente nullo dal punto di vista formale, tecnico e del linguaggio cinemtografico. non trasmette nulla, la fotografica è formalmente curata, ma sterile, non ci sono momenti di autentica grandezza ciematografica , ma solo una tronfia e ipertrofica costruzione delle sequenze, atta solo a mascherare la pochezza contenutistica della pellicola. il compito di un critico preparato e intelligente dovrebbe essere quello di smascherare operazioni del genere.

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  7. Interessanti riflessioni. Anche se io la fiducia totale non la vedo nell'uomo ma più tosto in quello che può fare l'uomo, nella sua scienza, in grado di risolvere ogni problematica, senza mai ritrattare su se stessa; non prendendosi neanche la colpa per la distruzione della Terra, ma dandola ad un fungo, creando una sorta di natura malevola contro l'uomo, tralasciando del tutto i problemi dell'inquinamento. Ho notato anche un'analogia fra la Terra e il figlio di Cooper, entrambi fin che sono stati utili hanno avuto una certa importanza, quando l'uomo ha trovato il modo di liberarsi dal quel mondo non si sono fatti scrupoli a lasciarseli alle spalle, dimenticandoseli.

    Ma ho l'impressione che stiamo sopravvalutando Nolan, questa sorta di poetica secondo me non è voluta, ma è il soltanto un modo di fare film per inerzia, se non fosse così allora dovrebbe avere più coraggio di mettere in scena le sue idee, magari non condivisibili, ma almeno potrebbe creare un vero dibattito.

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    1. L'altro giorno parlavo con degli amici proprio riguardo questo: quant'è voluto tutto questo da Nolan? Io credo che Nolan non sia stupido e che sia ben cosciente dei messaggi che questo film impone, ma credo anche che non sia poi così critico e che in fondo si ritrovi a essere - questo si inconsciamente - dentro l'ideologia, quindi a pensare attraverso essa.

      Non ho ben capito quando parli della scienza, ma credo che siamo d'accordo anche lì, se ho ben interpretato; del resto, la scienza non è che l'oggettivazione dell'uomo, delle sue prospettive etc.

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    2. Essatto, la scienza è l'oggettivazione dell'uomo e viene usata per elevarsi rispetto alla natura e controllarla.

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  8. un'americanata, ben fatta, con dei pezzi di altissimi cinema, con grandi attori, ma nel complesso è solo un bel film, ai miei occhi.

    il discorso che fai sulla colonizzazione mi trova d'accordo.

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  9. Sul film di Nolan ho opinioni persino più negative delle tue (per altri e assai più cospicui motivi), ma la tua ipotesi esegetica secondo la quale Mann rappresenterebbe la Germania mentre gli altri astronauti gli Stati Uniti è una delle chiavi di lettura più risibili e inconsistenti che mi sia capitato di leggere in tempi recenti.
    Per altro, è paradossale che tu chieda all'anonimo che ti ha fatto notare la stessa cosa di argomentare quando la tua interpretazione si basa su presupposti che definire esili è un eufemismo (il cognome del personaggio che rimanda certamente alla Germania... ma per piacere).

    In ogni caso c'è poco da stupirsi: i "critici" della tua schiatta sono affetti da una stolida tendenza alla sovrainterpretazione, tanto nelle critiche negative quanto in quelle positive.

    Ciao.

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  10. Qualche punto avrebbe giovato la leggibilità, non si riescono a superare le prime dieci righe.

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  11. Ma cosa c'è da rispondere?
    E poi analfabeta cosa, che non si capisce se lo fai apposta a non farti capire dalla gente comune (anche liceali) o semplicemente te la tiri ostentando una retorica "elevata".
    Per non parlare del fatto che appena ti si critica ti alteri, ma vedi di argomentare tu piuttosto.
    Una critica è una critica ma questa a mio parere sfora il ridicolo, è una storia con tanti significati e interpretazioni, ma veramente a te ha comunicato questo?
    Ti sei seduto a pensare alla storia e hai tirato fuori questi pensieri sulla politica praticamente, e se anche fosse?
    Non c'è forse la libertà di pensiero?
    Confido che più di un anno dalla pubblicazione dell'articolo, ti abbia fatto riflettere.
    E' evidente che capisci poco non di cinema (probabilmente ne sai più di me), ma di come si scrive una sceneggiatura.
    Oh se sei sceneggiatore puoi dirmelo eh, che le cantonate le prendono tutti.
    Saluti.

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    1. Ah la sceneggiatura giusto... dannazione, e io che pensavo di guardare cinema 😄

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  12. AHAHAHAH giusto giusto, hai ragione tu dai, magari mi spieghi perchè cinema e sceneggiatura non sono strettamente legati in maniera vitale, però se ci sono problemi di sceneggiatura eccola che assume importanza, poveri sceneggiatori.
    Ti consiglio un sinergico canale youtube, c'è un tizio pelato che ha 3 canali attivi, 2 di videogiochi con un amico e uno di cinema, Interstellar non gli è piaciuto, ma le sue argomentazioni sono valide e se ne intende (è anche del settore più o meno).

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    1. Il giorno in cui avrò del tempo da perdere per riepilogare una ricerca quadriennale, peraltro esposta continuamente in questo blog, a un anonimo lo farò di certo 🙂

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    2. Rieccola la tua voglia di metterti in gioco, ok, do un'occhiata al sito.
      Rifletti però su queste cose:
      1 è evidentissimo che ti credi al di sopra di chi commenta i tuoi articoli.
      2 è altrettanto palese che sottovaluti chi ti scrive.
      Continuerò a lasciarti nel dubbio, magari sono un fan di Nolan o solo del film, o magari anche io ho studiato per anni sceneggiatura (film, teatro, fumetti e videogiochi di ogni sorta più qualche nozione per la letteratura su carta), magari ho 19 anni, magari 54, tu continua a fare il saccente.

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    3. Eh, ma a me cala davvero poco di cosa tu abbia studiato o quanti anni abbia. Ho parlato con diciassettenni molto più svegli di trentenni cerebrolesi e settantenni meno rincoglioniti di quarantenni rampanti. Il punto è che non me ne frega proprio nulla di quello che hai da dire finché questo non mi apre qualche breccia di riflessione, tutto qui. Cosa che tuttavia capita molto spesso, certo, ma con pochi.

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