32° Torino Film Festival: Hit 2 pass


Hit 2 pass (USA, 2014, 72') è uno splendido film e merita di essere rivisto per essere colto a fondo; il discorso di Kurt Walker, qui alla sua prima regia, è infatti molto profondo e per quanto non sia in fin dei conti così originali l'impatto è dei più forti e sorprendenti, portando Walker ad essere annotato nella lista dei registi da tenere assolutamente d'occhio. Cosa fa Walker? Sostanzialmente, crea spazi soggettivi, e fin qui nulla di eclatante; a stupire, invece, è il modo in cui ciò viene fatto, cioè mischiando Benning ed Ėjzenštejn: dopo una prima parte abbastanza pacata, il documentario prende una piega inaspettata e, dopo diciassette minuti d'intervista a un nativo americano della tribù di Porta la Pentola, il lungometraggio, assumendo toni ancor più marcatamente contemplativi, diventa una sorta di reazione a questa intervista, nella quale, tra le altre cose, viene sottolineata l'importanza di un'assenza di scrittura. Da qui, e come però avviene anche all'inizio, per esempio nelle scene col drone e col bambino che prende in mano la videocamera e prende a girare, la mdp diventa una sorta di corpo impersonale che non è mosso e (forse consequenzialmente, bisognerebbe approfondire)  non è nemmeno strumentato, prende le forme di un campo neutro e coglie o fonda spazi che ricordano da vicino quelli benninghiani (palese la citazione a Ten skies (Germania, 2004, 102'), ma gli echi sono molti ed altri addirittura ben più pregnanti). Il discorso è molto raffinato, e in questa sede non si può che riassumere molto banalmente, promettendo di approfondire, una volta terminato il festival: di fatto, l'elemento capitale di Hit 2 pass è la soggettività degli spazi, il che non significa una loro potenziale abitazione bensì, piuttosto, una spazializzazione (si pensi al contrasto tra prima parte, incentrata sull'oclofobia dell'interno, sia esso del garage, dell'automobile o di che altro, e seconda parte, la quale si focalizza invece sull'apertura degli spazi e sulla profondità di campo)  che avviene nel momento stesso in cui li si fruisce sullo schermo individualmente. Tanti spazi, tanti spettatori. Tante realtà? Affatto. Walker, infatti, è interessato alle potenzialità del cinema, e nel conflitto tra realtà e irrealtà scardina entrambe le prospettive per concentrarsi su una sorta di virtualità nella quale cinema e videogioco si compenetrano e, in fondo, non sono che la stessa cosa, poiché espressione dello stesso spazio virtuale, che è spazialità pura. 

VOTO: 4/5

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