Cartoline dal 32° Torino Film Festival #2: Coda - Deposizione in due atti - Il segreto del serpente - Corpo familiare - Adventure (Priklyuchenie)


Coda | Luis Fulvio | Italia, 2014, 11'
Cortometraggio composto da code di pellicola, quindi cinema materico e primitivo, forse l'unico cinema puro possibile ma anche, al contempo, annullamento del cinema come evento e riscoperta della sua superficie, di ciò che è effettivamente il supporto cinematografico. Baglivi, co-fondatore con Enrico Ghezzi di FuoriOrario, compone un canto d'amore in 35mm che è anche un'elegia nei confronti del cinema, e l'esperienza visiva che ne consegue è delle più commoventi. VOTO: 3/5


Deposizione in due atti | Carlo Michele Schirinzi | Italia, 2014, 15'
Cortometraggio politico e visivamente meraviglioso, quello di Schirinzi, che si focalizza qui non tanto sui luoghi abbandonati ma sul loro abbandono. L'atmosfera che si respira è al contempo estasiante e melanconica, e il fatto stesso di accomunare un palazzo a una chiesa, trovando nel loro abbandono un minimo comuni denominatore, è l'elemento politico che emerge direttamente dalle atmosfere contemplative che sospendono i non-luoghi del corto (a questo proposito, vien da pensare a Deleuze e a Guattari e alla loro teoria sulle no man's land). VOTO: 3/5


Il segreto del serpente | Mathieu Volpe | Belgio, 2014, 18'
Terribile. Una voce fuori-campo fa domande patetiche e retoriche mentre sul video scorrono immagini che la voce stessa descrive. Perché parlare di ciò che si vede? È stupido, ed è ancor più stupido se lo si fa in un modo che neanche un tredicenne che legge Baudelaire e che è appena stato scaricato dalla ragazza riuscirebbe a fare. VOTO: 1/5


Corpo familiare | Gabriele di Munzio | Francia, 2014, 30'
«È una danza che segue i movimenti dell’anima, basterebbe questo per capirci meno; il vizio è quello di creare con ciò che ti sta intorno, senza pensieri, intenti o scopi; non c’è premeditazione, c’è urgenza. I miei lavori non rappresentano, non significano, si accordano in maniera musicale senza logica apparente, senza cronologia, seguono un sentimento poetico. Non traduco da pensiero/scrittura, resto nella materia prima, nel corpo degli attori, dell’immagine, della memoria» (Gabriele di Munzio). LOAL. VOTO: 1/5

Adventure (Priklyuchenie) | Nariman Turebaev | Kazakistan, 2014, 78'
C'era un tizio che faceva cose lente e non ero io, il che mi ha urtato parecchio, quindi sono uscito dopo tipo venti minuti, che sarebbero anche potuti essere cinque, tanto credo che il tizio riuscisse a rallentare il tempo. VOTO: 1/5

2 commenti:

  1. Adventure è stata una curiosa versione kazaka de "Le notti bianche" di Dostoevskij. In quanto tale, a mio parere, una chance non gliela si può negare a prescindere. Siamo ovviamente lontani anni luce dal nostro Visconti/Mastroianni ma il sapore di quell'anima in pena è rimasta integra, sino ad un minuto dalla fine (quando Turebaev ha rovinato tutto aggiungendo un "fiocchetto" consolatorio).

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    1. Hm, a me aveva stressato, ma non era neanche giornata, quindi magari lo dovrò recuperare.

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