By the river (สายน้ำติดเชื้อ)



Still photographer nel magnifico Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti (Thailandia, 2010, 113'), Nontawat Numbenchapol realizza questo Sai nam tid shoer (Thailandia, 2013, 71') facendo evidentemente tesoro della lezione di Apichatpong Weerasethakul ma al contempo trasformandola in un che di più proprio e originale, che non teme il pericolo della ricorsività e si proietta sulla natura con senso panico fin quasi ad annullarsi in essa. Siamo sulle sponde del fiume Klity, nella regione del Kanchanaburi, che sgozza la foresta permettendo a un piccolo villaggio di sostentarsi grazie all'attività della pesca, e in un primo momento è come se non esistesse altro, solo questa - se non idilliaca quantomeno assoluta - fusione della natura con se stessa, che fagocita gli esseri umani e li riduce alla stregua di piante e alberi; lo stile registico, del resto, è per ora fondamentalmente contemplativo e indugia sovente, ma senza compiacimento, sui ritmi vitali di quell'ambiente, modulandosi su questi, ma è proprio quando, in grazia di questa visione profonda e intima, intrinsecamente contemplativa appunto, che raggiunge l'essenza delle cose riprese, che avviene la frattura, perché a livello molecolare quell'ecosistema è, forse ineluttabilmente, compromesso: l'acqua è inquinata, e la natura è malata. Lo stile registico cambia improvvisamente, rimanendo dunque conforme all'assunto che dovrebbe incardinare ogni documentario, e cioè il rimanere aderente alla materia trattata, che dalla natura si è ora spostata al centro urbano che inquina le acque del Klity, che arrivano a bagnare Bangkok; naturalmente, la mdp non è un organismo avulso dal contesto, e anzi riprendo il Klity e, appunto, aderendo formalmente all'oggetto documentato, è come diventata fluida, ha ripreso il Klity e ha convogliato in sé l'immagine della fluidità del fiume: lo spettatore, come la mdp, non dimentica le immagini appena trascorse, e osservando il centro urbano non può che sentirsi morire dentro, perché percepisce la perdita che quell'inquinamento comporta sull'ecosistema forestale, ed è mirabile come Nontawat Numbenchapol riesca dunque, senza apparire stucchevole o melenso, a connotare quella realtà catastrofica con una vena di malinconia, che rende le sequenze in questione fortemente elegiache, di contro ma anche in vicinanza ai toni più arcadici nei quali si stemperava la parte iniziale di Sai nam tid shoer. Lungi però dal formularsi come un film di protesta o di denuncia, cosa di per sé ovvia e palese, visto che, come appena detto, il regista thailandese, nell'atto di mostrare la spregevole condizione in cui versano le acque del Klity non si piega a facili indignazioni ma è come rapito da una malinconia più riflessiva e raccolta, oltre che incredibilmente lucida, Sai nam tid shoer prosegue, scorre verso un'ultima parte, che fa un po' da chiosa alle due precedenti: è la vita del villaggio, che si raccoglie attorno alla scomparsa di un giovane, annegato nelle acque del Klity. Sono istanti particolarmente intensi, quelli che si succedono negli ultimi quaranta minuti - venati come sono da questa perdita che scaglia una luce d'ombra sulle vite degli abitanti del villaggio; ma sono anche istanti scalfiti da una speranza che non si lascia oscurare, perché queste genti vivono e continuano a vivere nonostante la perdita, l'inquinamento, le difficoltà quotidiane: è come se fossero un sentiero sommerso da una vegetazione fitta e oscura e al contempo capace di aprirsi sulla radura e imbeversi della luce che gli appartiene. Ecco, non è la luce che apre al sentiero ma è il sentiero che apre alla luce, e Nontawat Numbenchapol, chiudendo su queste meravigliose persone, così tenaci, caparbie e disperatamente attaccate alla vita, dà come un senso a tutto il resto, non promettendo ma premettendo a qualcosa che di migliore e che forse è già qui - iscritto sui volti dei bambini dormienti o su quello della maestra, riverberante nella voce della vecchia che canta o nei rumori notturno della foresta coi quali quella voce si confonde e si perde.

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