After the winter (Au-delà de l'hiver)



L'attesa è tutto ciò che c'è, in After the winter (Francia/Singapore/Taiwan, 2013, 19'), il cortometraggio del singaporese, naturalizzato francese, Jow Zhi Wei, e, come sempre accade quando l'attesa si protrae indefinitamente, perdono di qualità tutte le cose e tutto si fa indistinto, indifferenziato, incapace di schiudersi. È l'attesa di una vecchia coppia taiwanese, spersa ai confini del mondo, in uno scenario post-apocalittico (quello delle isole Penghu) che rievoca la desolazione di Soledad al fin del mundo (Argentina, 2006, 52') o di Fogo (Messico, 2012, 61') e dove si consuma il crepuscolo della vita dei coniugi; questi trovano nel penetrante silenzio che li attornia e li permea un motivo di quiete impossibile immagine eppure tremendamente bella, perché la ritmicità degli impegni quotidiani - mangiare, dormire, accarezzarsi, lavarsi e via dicendo - assume i contorni di un qualcosa di ciclico, quasi svuotato della propria essenza e ripetuto per inerzia, e fa tremare il cuore come sia questa, in fondo, la ritmicità di una vita, raggiunta in seguito a chissà quali dolori e quali sforzi; inizialmente, infatti, ci si sente estranei al contesto, ma via via che il minutaggio fluisce si prova come una sensazione d'estraniazione dovuta alla sensibilità posata, aggraziata, naturale con cui quei gesti vengono perpetrati e ripetuti e ci si accorge infine che quello svuotamento di sostanza, quel nulla che appare è l'essenza di un amore che ha attraversato il tempo ed è riuscito a sopravvivere (come raramente accade), sì da potersi spogliare del tempo stesso e di rimanere, atavico, l'unica cosa possibile ed esistente: il minimalismo che fa da sfondo al cortometraggio di After the winter non è altro che una sottrazione di tutto ciò che all'amore non serve, che non è nemmeno amore, poiché lì solo l'amore ha uno statuto ontologico e può in questo modo sussistere. Altrove, nella città, mostrata di scorcio nel finale, tutto ciò si disperde, sicché è difficile non rimanere afasici di fronte alla protervia con cui la vita riesce infine ad attualizzarsi e naturalizzarsi.

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