Adela



Torna alla mente il Lola (Filippine, 2009, 100') di Brillante Mendoza, mentre si assiste al crepuscolo della vita di Adela, che Adolfo Alix Jr. condensa in un solo giorno. Un anno dopo il film a quattro mani con Raya Martin, Manila (Filippine, 2008, 85'), Adolfo propone infatti una storia intima e raffinata attraverso l'unità di tempo aristotelica, declinandola su toni prettamente riflessivi, che più che puntare a un'identificazione col personaggio portano a una sorta di proiezione; Adela (Filippine, 2008, 88') assume così i contorni di una profezia egualmente valida, che ha dell'universale, e questo riesce bene ad Adolfo Alix Jr. nel momento in cui non prorompe nulla nella scena ma tutto si attua con una naturalità che riporta alla memoria qualche film neorealista come per esempio Umberto D (Italia, 1952, 89'), dove non sono i personaggi, con le loro azioni, a prevalere ma una quotidianità omogenea che risucchia ogni singolarità. Ecco, la quotidianità di Adela è ciò che si manifesta nella pellicola prima ancora di Adela, la quale più che essere la protagonista è tutto sommato un veicolo attraverso il quale può trasparire il vero protagonista, che è la quotidianità, e sta qui il punto di forza del lungometraggio, nonché ciò che più da vicino lo riconnette alla new wave filippina, nel fatto cioè di presentare una quotidianità che è di tutti e di cui il personaggio principale è solo una maschera, un'incarnazione casuale: ex-conduttrice radiofonica, Adela è ora costretta in miseria a vivere nei pressi di una discarica, ed è proprio quando, come in un film neorealista, la vediamo sbrigare le sue faccende quotidiane che possiamo finalmente accorgerci della quotidianità che la sommerge e la vive, piuttosto che essere vissuta da Adela, scoperta ora in tutta la sua fragilità esistenziale. In questo modo, è impossibile per lo spettatore non essere abitato dalla realtà che più che proiettata sullo schermo emerge direttamente da esso per spandersi nel suo animo, ritrovandosi così finalmente piegato a una situazione di miseria e di ingiustizia sociale dalla quale non può fuggire. 

Nessun commento:

Posta un commento