32° Torino Film Festival: A noble revolution (Una nobile rivoluzione)


Più che al cinema, Una nobile rivoluzione (Italia, 2014, 84') rivoluzione guarda alla società e alla politica, e in tal senso sono sostanzialmente due i modi in cui lo si può considerare: come un film o come un atto politico. Non che le due cose si trovino poi così distanti l'una dall'altra, anzi in molti casi sono più o meno la stessa cosa, due sensi per un unico significato, ma qui è doveroso fare questa precisazione perché la pellicola di Cangelosi, incentrata sulla presidente del MIT (Movimento identità transessuali) Marcella Di Folco, non è un buon film - è pacchiano, a tratti noioso, senza stile né intuizioni particolarmente rilevanti - ma è un interessante atto politico o, meglio, è l'unico che in Italia possiamo permetterci (se pensiamo al cinema filippino o brasiliano i livelli sono ben alt(r)i); se lo si guarda da questo punto di vista, Una nobile rivoluzione appare tutto sommato un qualcosa di accettabile, un gesto d'amore e un atto politico che spicca per spontaneità. Dopodiché, certo, le paraculate sono parecchie (si pensi all'inquadratura-metonimia del crocifisso indossato dal prete che si mostra intollerante nei confronti dei transessuali) e il livello culturale è quello che (la Di Folco era una cattolica, dopotutto, e, anziché rilevare nella religione stessa un momento ideologico che ha in se stesso il sovvertimento dei valori e, quindi, una certa dose di discriminazione, punta il dito contro papi e cardinali - piuttosto ingenuamente, a mio avviso), così come quello politico (una bella ripassata ai testi della Butler non avrebbe fatto male, anzi avrebbe giovato eccome e non avrebbe mostrato l'esclusività, la non-inclusività, insomma l'emarginazione e la discriminazione che è intrinseca anche dentro il MIT, che pure, in fondo, vive nell'ideologia), ma, ecco, non è il peggior film che, sul genere, sia stato prodotto in Italia, e salvarlo - ripeto - è secondo questa spontaneità che muove Cangelosi a realizzare, anche se non del tutto genuinamente (si senta l'intervista alla sorella), questo documentario. Quindi, sì, più che lamentarci di Una nobile rivoluzione dovremmo seriamente iniziare a intimorirci, qualora la vittoria di Rosi a Venezia non avesse già fatto scattare questo meccanismo, del livello del cinema italiano.

VOTO: 2/5

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