32° Torino Film Festival: Washingtonia


Un capolavoro di minimalismo vitalista, ecco cos'è Washingtonia (Grecia, 2014, 24'). Un vitalismo, però, che trascende, e la cosa incredibile è che questa trascendenza non si ponga su un altro piano rispetto all'immanente ma di fatto elevi l'immanente al massimo grado, che è per esempio quello della giraffa, che ha il cuore più forte del mondo, capace di pompare sangue per oltre tre metri di collo, o della palma che non si ammala mai, Washingtonia, la quale, a sua volta, non è che la giraffa stessa. La vita tende alla vita, è volontà di potenza che perennemente rinnova se stessa e vuole se stessa. Energia pranica, kuṇḍalinī, evoluzione creatrice. Così, Konstantina Kotzamani, attraverso un eccesso di minimalismo che sfonda le atmosfere contemplative per proiettare la vita nel nulla e farle conquistare questo nulla che infine vivifica, si disancora totalmente da quella greek weird wave che sta piano piano ammalando l'intero cinema greco per avvicinarsi all'immaginazione, cioè al fare-immagine, al rendere immagine, proprio, per esempio, della Tsangari di Capsule (Grecia, 2012, 35'), la cui composizione dell'inquadratura è data da un meticoloso lavoro di sottrazione e rarefazione che lascia afasici. 

VOTO: 3/5

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