32° Torino Film Festival: Violet


Violet (Olanda/Belgio, 2013, 82'), ovvero quando si dice pseudo-contemplativo: definirla una paraculata enorme di pellicola significa già usare un eufemismo, perché Bas Devos dimostra di non aver capito un cazzo né del cinema contemplativo, cui vorrebbe rifarsi, né della morte, che evidentemente non conosce; il suo film, infatti, non è altro che una storiella di elaborazione del lutto costruita male già a partire dalla sceneggiatura, che si rivela essere debole e fondamentalmente banale sin dalle prime battute, per poi colassare definitivamente sul piano registico, il cui unico interesse è appunto quello di mascherare, con una patina fighettina, i buchi della sceneggiatura. Dunque, che fa Devos? Scrive una sceneggiatura di merda, dove tutto è scontato e irrilevante (un ragazzino assiste all'omicidio del suo fidanzato e si accorge di quanto sia uno sbatti avere a che fare con la morte: nient'altro, non c'è pathos né disperazione - e la cosa frustrante è che tutto sia detto/indicato, non visto), e la gira in maniera che potrebbe rievocare un certo cinema contemplativo, col quale, però, il film di Devos non ha niente a che fare, perché il cinema contemplativo è forma e sostanza, non strumento. Un film che è fumo negli occhi, insomma, un gigantesco specchio per allodole che perfino nel finale (un piano-sequenza inutile di durata spropositata, durata che doveva servire a caricare la macchina del fumo), quando tutto ormai è stato fatto e allo schifo si pensa di aver già assistito, meraviglia, sbigottisce e mostra di poter fare ancora peggio. Del resto, cosa aspettarsi da un belga-olandese che sembra avere come padre putativo Gus van Sant?

VOTO: 1/5

Nessun commento:

Posta un commento