32° Torino Film Festival: Habitat. Note personali


Habitat. Note personali (Italia, 2014, 55') è davvero un film brutto. Cioè, è proprio pessimo. E non tanto perché non va a parare da nessuna parte, se non in una morale di commiato che, in fondo, fa star bene, quanto piuttosto perché il lavoro di Dante è di una boria unica: di fatto, Dante è un opportunista paraculo senza talento - e questo è un fatto. L'impressione che rimane a fine visione, infatti, è quella di una persona a cui non frega un cazzo del cinema ma che era al posto giusto al momento giusto, e cioè all'Aquila durante il terremoto, e per posto e tempo giusti intendo dire che era quella, la realtà, sotto i riflettori, allora. Che significa? Che Dante non ha fatto altro che questo: ha preso una mdp e ha documentato quella situazione non tanto per documentare quella situazione quanto, piuttosto, per farsi un nome - e anche questo è un fatto; in Habitat. Note personali, c'è infatti più Dante che l'Aquila, e la pellicola di per sé non è che l'estrinsecazione di un desiderio egoico di mostrare il proprio sé. Questo è il fulcro di Habitat. Note personali, non l'Aquila, e anzi in questo senso è anche abbastanza difficile definirlo un documentario, se con ciò non s'intendesse un documento sull'intimità e i banali pensieri del regista. A ciò si aggiungano le patetiche soluzioni attraverso le quali Dante porta a termine tutto ciò, come per esempio la fantasmizzazione dei corpi, un ridicolo effetto simil-karaoke o altre strategie così didascaliche (la spiegazione dell'uso del b/n, topLEL) da frustrare completamente la visione del film, visto che nascono dalla presunzione di Dante, che presume che il pubblico sia un emerito imbecille (e infatti lo è, visto che ha applaudito per cinque minuti buoni a 'sta merda). Boh, l'unica cosa che c'è da sperare è che all'Aquila capiti un altro terremoto e stermini certe metastasi del cinema.

VOTO: 1/5

4 commenti:

  1. Fatto: scrivi troppe volte "fatto". Fatto: l'unico fatto che hai citato nel tuo articolo sono i cinque minuti di applausi. Fatto: le altre cose che chiami "fatto" sono invettive senza alcuna argomentazione, il che spiega perché ami tanto il termine "fatto". Fatto: solo un coglione può pensare che beccarsi il terremoto e perdere casa sia una fortuna di cui approfittarsi. In che modo, poi? Con un documentario sperimentale in bianco e nero! Ammazza che sciacallo, 'sto regista! Fatto: se un parigino fa un film su Parigi, nessuno dice che sfrutta la fortuna di essere nato a Parigi. Ma a L'Aquila no, lì la fortuna di stare nel posto giusto al momento giusto è un po' troppa... Cioè in una casa nel centro dell'Aquila durante il terremoto! Ah, ma che culo sfacciato! Se sopravvivi, è davvero meglio di vincere alla lotteria! Fatto: sei così preso dalle tue pose che non ti rendi conto di quello che scrivi. Capire pochissimo di cinema e dover alzare i toni per essere notati è perdonabile. Il resto no. Vergognati, coglionotto senza nome.

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  2. Ho visto il film, l'ho trovato molto bello e toccante. Bravo Dante !

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    1. https://www.youtube.com/watch?v=cuuQdW9kgsw

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