32° Torino Film Festival: Eau argentée, Syrie autoportrait


Non è affatto un brutto documentario, Eau argente, Syrie autoportrait (Francia/Siria, 2014, 92'), anzi è proprio qualcosa di interessante, che non lascia scampo, e non tanto per morte che è continuamente onnipresente quanto per questo sguardo sulla morte totalmente immanente a essa, uno sguardo che si trova nel luogo, nella situazione della morte, spalla a spalla con essa - e noi ci ritroviamo in questo sguardo, percependolo come nostro. Ossama Mohammed, però, non gioca così pulito come si potrebbe credere dato quanto detto sinora, e qua e là inserisce delle musiche che enfatizzano il tutto, quasi facendo - più che da chiosa - da didascalia al tutto, e questo spezza l'immanenza, intorbidendo le acque; pure il dialogo che drappeggia il film trova un po' il tempo che trova, lasciando infine l'impressione di un qualcosa di irrilevante e al contempo invasivo, oltreché terribilmente pacchiano, e, insomma, il clima è come se cambiasse e per quanto un film del genere non possa che essere stato pensato di pancia la sensazione è che le cose sarebbero potute andare diversamente, che il film avrebbe retto benissimo, nella sua spontaneità, senza quei drappeggi sterili. Un'altra buona occasione persa per sempre.

VOTO: 2/5

2 commenti:

  1. Per me invece è il più grande capolavoro del 2014

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    1. Lo pensa anche un mio amico. Possibile abbia preso una cantonata io, con 'sto film, allora.

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