32° Torino Film Festival: 24 heurs sur place



Remake anomalo, 24 heurs sur place (Francia/Italia, 2014, 90'), ma sempre di remake si tratta, dunque la potenza del film è inevitabilmente segnata da altro, cui rimanda. A cosa rimanda? Al documentario su piazza della Repubblica di Malle, di cui Ila Bêka e Louise Lemoine riprendono il principio fondativo e l'organizzazione. Fin qui niente di nuovo, ma trattandosi appunto di un documentario di un certo tipo non può che restare un dubbio su quanto interessante sia l'operazione tentata da Bêka e Lemoine: si tratta fondamentalmente di trascorrere un giorno su una piazza incontrando e intervistando le persone che vi passano, il che, appunto, potrebbe anche risultare interessante ed edificante (il film di Malle lo era), ma una volta che il principio è stato mostrato non resta che l'impressione di un lavoro non riuscito, non abbastanza incisivo; il fatto dell'incontro, infatti, così come quello di mostrare i cosiddetti ultimi della società nelle ore serali e notturni, essendo già stati sviluppati da Malle, non bastano più a sorreggere un intero lungometraggio, che anzi risulta sterile anche dal punto di vista più cinefilo, perché non approfondisce nulla, non va oltre ma recupera Malle e qui si ferma. Se a questo si aggiungono sequenze girate vistosamente male, con movimenti di macchina da galera, è difficile non pensare a 24 heurs sur place come a una ruffianata senza speranza che è anche un affronto al cinema di Malle.

VOTO: 1/5

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