Sous mon lit


C'è senz'altro qualcosa di interessante, nell'esordio della libanese Jihane Chouaib, Sous mon lit (Francia, 2004, 44'), ma è come se questo qualcosa non rimanesse, scivolasse via, si perdesse. Eppure, le carte in regola, ce le ha, Sous mon lit, specie in quest'audace connubio di visività e poesia, tanto che in alcuni punti vien persino da lasciarsi travolgere dal fiume lirico che straripa dall'immagine, ma, appunto, è come se qualcosa mancasse e, forse, questo qualcosa sta proprio nel connubio di cui sopra, purtroppo non radicalizzato; la libanese, infatti, pare - in fin dei conti - giocare più d'astuzia che di coraggio, e il risultato è il lirismo didascalico del finale, quella danza con la paura che, anziché emancipare le potenzialità accumulate nel corso della pellicola, le ingabbia maggiormente. Ed è un peccato, davvero, perché questo strano doppio passo che Mira compie verso se stessa o, se si preferisce, verso ciò che sarà nell'età adulta, è così dannatamente bilanciato da produrre nello spettatore le migliori aspettative: a casa da sola, Mira scopre la paura e l'amore, anzi, di più, scopre l'indiscernibilità di paura e amore, quindi l'amore della paura e la paura dell'amore, ma questo binomio, che è tale esclusivamente nel rapporto antinomico dei due termini che lo costituiscono, non si libera mai, non fa scaturire nulla se non, appunto, un'antinomia di base che lo struttura e lo mantiene. Nient'altro, ed è troppo poco.

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