In passing


Solitamente non apprezzo granché le pellicole antologiche, ma In passing (USA, 2011, 75') è qualcosa che si spinge molto più in là rispetto la classica collezione di cortometraggi in cui di solito si riducono le antologie filmiche, e questo credo sia dovuto al fatto che risponda a esigenze rinnovatrici dell'arte cinematografica, quindi la carica visiva, eversiva, emozionale, concettuale etc. è forte, in alcuni punti addirittura straripante. Composto da sette cortometraggi (Trust, Runes, Detritus, Debt, Neighbors, metronome, Almost), diretti rispettivamente da Heidi Beaver, Rouzbeh Rashidi, Dean Kavanagh, Roy Rezaäli, Kate Shults, Christopher Michael Beer e Peter Rinaldi, In passing è la formulazione cinematografica del manifesto rimodernista di Jesse Richards, nel quale emerge l'urgenza di tornare a un cinema spirituale e metafisico, emotivo ed emozionale, soggettivo e strutturale. I nomi cui ci si richiama, a questo proposito, sono, tra gli altri, quelli di Jean Epstein, la cui influenza è evidente in diversi cortometraggi, specie in Runes, Andrej Tarkovskij, presente in particolar modo nell'ultimo corto della serie, Almost, Robert Bresson, Yasujiro Ozu, Jean Vigo, Friedrich Wilhelm Murnau e via dicendo. Il risultato è una cornice epistemica che salta a ogni corto, perché ogni corto è insieme singolarità e sistema, individuo che è specifico proprio perché strettamente relazionato agli altri, che determina e dai quali è a sua volta determinato: i principî giapponesi del wabi-sabi (la bellezza dell'imperfezione) e del mono no aware (la consapevolezza della precarietà delle cose e il senso di rammarico che si prova al loro trascorrere) giocano un ruolo fondamentale in tutto questo, perché il carattere transeunte che è intrinseco a ogni corto, essendo questo parte di un'antologia, che in quanto tale presenta la fine di ogni cortometraggio, nonché la bellezza, propria questa volta dell'antologia stessa, intesa come totalità completa, che scaturisce dall'imperfezione delle monadi che, giusto in quanto imperfette, trovano la loro perfezione e il loro statuto ontologico nell'andare a completarsi nella formazione di una totalità che è più della somma delle sue parti, sono, di fatto, la raison d'être di In passing, che dunque si forma come antologia e non come semplice collezione, come risultato e non come somma. 

Nessun commento:

Posta un commento