Il regno d'inverno - Winter sleep (Kış Uykusu)



Palma d'oro a Cannes, Il regno d'inverno - Winter sleep (Turchia/Francia/Germania, 2014, 196') non è altro che questo: una palma d'oro a Cannes, il festival di presupposto cinema d'essai che dovrebbe, e in effetti fa, concorrenza ad Hollywood, quindi una pellicola elaborata, interessante, ma fondamentalmente dentro i gangli di un cinema che è industria, dunque produzione e distribuzione. Palma d'oro significa occasione e ingegno: occasione per la distribuzione e ingegno per il festival, che acquista prestigio premiando pellicole la cui bellezza (o presupposta tale) può essere fruita e deve essere fruita per marchiare soprattutto il festival; in effetti, è lontano il tempo in cui un film veniva marchiato da un premio festivaliero, ora, data la molteplicità di festival e la loro accessibilità, è in atto una concorrenza tra festival che comporta necessariamente questo stato di cose, ovvero che sia il festival a dover marchiarsi con determinate pellicole e non viceversa. In questo senso, Norte, the end of history (Filippine, 2013, 240') spiega il proprio successo: non è il miglior film di Lav Diaz, ma è quello che è stato distribuito. Il discorso è il medesimo per quanto riguarda l'ultima fatica di Nuri Bilge Ceylan, che, appunto, sembra addirittura essere stato studiato per Cannes, per vincere Cannes: è un buon film, fortemente strutturato e fondato su una sceneggiatura solida e matura, con una regia pulita, forse un po' didattica, che, se non fa sospirare il pubblico per qualche particolare movimento di macchina o angolazione d'inquadratura, inevitabilmente s'impone. Già, ma come? Ceylan è un mestierante della settima arte, e per quanto l'impatto dei suoi film sia andato calando resta comunque, in essi, un tratto che li caratterizza e te li imprime addosso, lasciandoti infine la sensazione di aver assistito a qualcosa di grande, di epocale forse. Il regno d'inverno - Winter sleep, effettivamente, mantiene l'impostazione appena descritta, arrivando a desumere se stesso come una sorta di iato tra l'epoca e l'apocalisse che distrugge quest'epoca: è epocale e al contempo apocalittico, ma l'apocalisse distrugge un epoca perché enfia l'epoca compiendo tutti i suoi significati (tant'è che un'epoca si definisce solo a posteriori), e di fatto l'ultimo Ceylan è un film così enfio da essere un buon romanzo; la materia su cui si costruisce, infatti, non è propriamente cinematografica ma letteraria, e per quanto questa letteratura sia ben congegnata e sapientemente costruita in tutto l'arco del film (fatta esclusione, forse, per il finale, eccessivamente patetico), all'uscita dalla sala, non resta che parlare di cose che sono extra-diegetiche rispetto al cinema, cose come la coscienza, l'amore che si consuma ed è probabile non sia mai stato tale, la morale, la dialettica tra proletariato e borghesia, l'assurda fragilità dell'esistenza etc. Del resto, è questo che vuole il pubblico, perché il pubblico non vuole il cinema, vuole poter parlare dei personaggi, applaudire o fischiare alla capacità del regista, che in verità è lo sceneggiatore, di aprire un'introspezione in essi, e per questo Il regno d'inverno - Winter sleep non è altro che una palma d'oro a Cannes. Certo, è importante sottolineare come l'acquisito status sociale del protagonista permetta a quest'ultimo di divagare teoreticamente su universali che nella realtà trovano solo una parziale concretizzazione che tipizza in individualità che trascendono l'universale stesso (i comportamenti umani con la morale, e.g.) e di vivere in un mondo sovrastrutturale e come, anche, a questo modus vivendi sia contrapposto dialetticamente quello della moglie, la quale, non avendo, di fatto, una base materiale, si limita a sfruttare, dall'alto, la materialità del marito, identificando se stessa alla stregua di puro spirito, sovrastruttura senza struttura, e come, infine, dal loro rapporto non possa che sintetizzarsi in una personaità che li annienta - e non supera conservando - entrambi, personalità che nella pellicola di Ceylan è incarnata dal proletariato, la cui unica deficienza, rispetto ai borghesi di cui sopra, è di non potersi sovrastrutturare, ma, appunto, non sono che velleità, tutte queste cose, perché non emergono direttamente dalla specificità cinematografica, di cui, tra l'altro, fanno veicolo per esprimere se stesse, sicché, per concludere, si potrebbe benissimo dire che Il regno d'inverno - Winter sleep è fondamentalmente un film che viene da altro, da un che di non specificamente filmico: palma d'oro a Cannes.

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