The walking dead



Probabile che questi non siano né il tempo né il luogo per trattare di un simile argomento, ma vicende personali mi hanno portato alla convinzione che il blog stia prendendo una piega eccessivamente autoreferenziale e che di fatto si risolva in una più o meno affidabile catalogazione di film ignoti e contemplativi; onde evitare questo facile fraintendimento, dunque, urge prendere in esame anche ciò che, un tempo, mai si sarebbe voluto trattare, come per esempio le serie tv e i film da multiplex, ai quali sarà dedicato, sebbene non per intero, il mese di ottobre, e questo perché l'EdP vorrebbe essere un luogo di riflessione sul cinema o, meglio ancora, sulla sua potenzialità, che per ora abbiamo individuato nella visività - e quale miglior modo per approfondire quest'argomento trattando ciò che non è cinema? Le serie tv, in questo senso, si discostano per definizione dal cinema, eppure una certa cultura vorrebbe accostarle a esso, se non addirittura integrarle, e in effetti negli ultimi tempi le serie tv sono uscite da quella risacca che le aveva trattenute dai tempi di Alfred Hitchcock presenta e de Ai confini della realtà per divenire altro. Ma altro da cosa? Altro da se stesse, è ovvio, dalla loro essenzialità, e questa essenzialità dovrebbe ricercarsi negli intenti più narrativi che le muovono, intenti che, col passare degli anni, si sono realizzati, concretizzati ed estremizzati nelle serie tv che FOX, HBO etc. ci propongono: non è cambiato nulla, le serie tv hanno semplicemente riconosciuto il territorio che avevano marcato, facendolo proprio. Come il cinema, che è nato senza riconoscersi, così le serie tv si definiscono solamente oggi, e non si definiscono in contrapposizione al cinema ma per se stesse e in se stesse. Quando Stellino, nel suo articolo su FilmIdee, Al massimo, ottima televisione, scrive che «c'è più cinema in una qualunque inquadratura di Sokurov, Miguel Gomes, Pedro Costa, Lav Diaz, Albert Serra di quanto ce ne sia in tutte le serie targate HBO messe insieme», commette il grossolano errore di presupporre un territorio comune tra serie tv e cinema, territorio che, tra l'altro, non specifica, ed è un errore, tra parentesi, che fa anche Emanuele Sacchi nel suo Just like a movie, anche lui redattore di FilmIdee, quindi stiamo parlando di gente che ha intervistato il Sylvain George di Qu'ils reposent en révolte (Des figures de guerre) (Francia, 2010, 153') e di Les éclats (ma gueule, ma révolte, mon nom) (Francia, 2011, 84'), mica di coglioni a caso. Ma perché paragonare serie tv e cinema? È come dire che c'è più navità in una Costa Crociere che in una bagnarola usata da pescatori: sono entrambi mezzi d'imbarcazione, ma hanno due potenzialità diverse, così come serie tv e cinema, pur essendo entrambi audiovisivi, hanno due potenzialità differenti, che devono essere così palesate in rispetto sia delle serie tv che del cinema. Qual è, dunque, la potenzialità della serialità televisiva? Senza più di tanto approfondire l'argomento, potremmo dire che essa debba ricercarsi in una forma di narratività che la collega più alla letteratura che al cinema inteso come visività, e questo è abbastanza perspicuo se si tengono conto di una serie di cose come per esempio la frammentazione a puntate e la loro fondamentale omogeneità, omogeneità che deve appunto essere ritrovata in un soggetto o in una continuty narrativa. Alla prima classificazione rispondono serie tv come Becker, forse la serie più geniale di tutti i tempi, e alla quale, più in là, sarà dedicato un post, mentre invece alla seconda devono essere riferite le ormai più comuni serie televisive, come The walking dead. Il legame con la narratività letteraria di questa serie è evidente sin da subito, essendo questa legata al mondo del fumetto e, di fatto, emergendo direttamente dall'opera di Robert Kirkman, sicché è interessante notare come la serialità televisiva tenda, se non a ridursi, quantomeno a ricondursi a questa particolare forma di narratività, cosa, questa, che fa riflettere sulla genesi stessa della serie tv; The walking dead, infatti, non è un pianeta anomalo, e anzi è strettamente connesso con le proposte di HBO, FOX etc., quindi analizzarla genealogicamente significa arrivare al motivo per cui gli States sono così interessati all'esportazioni di questo tipo di prodotti. Dunque, di che cosa parla TWD? In pratica, è la classica storia post-apocalittica in cui un gruppo di superstiti tenta di sopravvivere in un mondo dominato dagli zombie. Gli zombie sono l'elemento portante della serie, e questo è dovuto al fatto che lo zombie rappresenta l'uguale diverso: l'umanità zombie è l'umanità che si diversifica dall'umanità comunemente intesa perché non-morta. La non-morte non è la vita, è una novità, un luogo insterziale tra la vita e la morte, un territorio che non è né dell'una né nell'altra. C'è la vita, c'è la morte e c'è la non-morte. È evidente, pertanto, che traslando la metafora zombie nel mondo reale, questo assuma le sembianze dello schizo, dell'anormale, insomma dell'uguale diverso da cui bisogna difendersi. Lo schizo, a questo proposito, è una buona intuizione interpretativa, poiché lo schizo non è né il ragionevole né lo ragionevole, bensì il folle comunemente inteso, colui che esperisce la non-morte della razionalità. La prigione in cui si barricano i superstiti di TWD è la psichiatria che difende dall'anormale, e lo difende, appunto, discriminando territorialmente e spazialmente l'umano dallo zombie, lo schizo dall'uomo di ragione: la differenza tra un umano e uno zombie è una differenza estrinseca alle specificità sia dell'umano che dello zombie e che si riconduce alla vita, ma la vita, quando cessa, non porta l'uomo, ormai cadavere, ad essere altro da sé, questo rimane umano, e così con la follia dello schizo, che è considerato anormale perché si crede che la normalità corrisponda a un certo concetto di razionalità, ma, anche qui, si tratta di un blitz istituzionale, di un decreto aprioristico che tende ad escludere, a segnalare, a emarginare. I non-nonmorti di TWD, inoltre, si muovono in vista di una ricostruzione che è a tutti gli effetti una ricostituzione del mondo anteriore, quello istituzionale, e per quanto i tentativi falliscano il gruppo è sempre gerarchizzato in una maniera che ricorda la divisione dei compiti statuale. Chi infrange questo ordine non è mai lo zombie, semmai lo zombie attenta a quest'ordine senza però mai attaccarlo dall'interno, ma è l'umano (l'uguale uguale, l'identico) che vuole destituire (Shane, il Governatore) per istituire un nuovo ordine. Abbiamo così la seguente dinamica: la ricostruzione dell'istituzione, che prende le mosse da una territorializzazione differenziante (uomo vs. zombie), e la difesa di quest'ituzione, difesa che è al contempo territorializzazione continua (contro gli zombie) e rappresaglia repressiva (nei confronti di nuovi potenziali poteri). È una serie politica, TWD, e ciò che più conta è, appunto, il fatto che si faccia portatrice di un messaggio (totalmente reazionario e fascista) che veicola e da cui, a sua volta, trae origine: TWD non nasce come serie tv, nasce come idea politica, e si appropria solo a posteriori della serialità poiché è quello il campo più fertile per veicolare il messaggio e far più proseliti possibili. La narratività centra a pennello, e il fatto che oggigiorno si guardino più serie televisive di quanti trattati si leggano dischiude nuove prospettive alla propaganda politica, che si vuole camuffare da culturalità per assumere quindi i connotati della cultualità: la difesa dell'istituzione deve passare sottopelle, nell'inconscio collettivo, anzi deve per forza essere l'archetipo collettivo dell'umanità, con buona pace di Spartaco, e solo come fenomeno culturale le future generazioni potranno accettare la difesa dell'istituzione come un che di aprioristico e indiscutibile. Certo, questa non è la caratteristica di ogni serie televisiva (più avanti tratteremo di un'altra serie televisiva, per quanto mi riguarda la migliore del momento, nonché la più audace, non fosse altro che è una delle poche a far propria la specificità della serialità in maniera così radicale che neanche quello schifo di True detective o quella roba da froci che è Games of throne, che comunque appartengono ambedue alla categoria cui si appartiene anche TWD, sono riuscite a fare: mi riferisco a Brickleberry), ma è senz'altro quella che si ritrova nella maggior parte di esse e che, di fatto, ne fa quel prodotto che oggi conosciamo, poiché è essa, in ultima istanza, che porta gli States a investire così tanto in questa particolare tipologia di audiovisivo. Il cinema, per concludere, trovando la propria potenzialità specifica nella visività, viaggia dunque si binari paralleli (parliamo, del resto, di audiovisivi) ma mai incidenti con quelli della serialità televisiva, e non servirà tanto sottolineare che proprio laddove questa si fa portatrice di un messaggio il cinema, almeno quello della visività (il cinema contemplativo, per esempio), non può portare (a) nessun messaggio, perché la visività non narra.

6 commenti:

  1. Leggerti, se il tu mi è consentito, è meraviglia e dolore. La prima perché condivido le parole di Ismaele che mi ha fatto conoscere, e lo ringrazio per questo, il tuo "agone", la seconda perché sprofondo nella mia ignoranza, immaginami tra le sabbie mobili facciamo prima. (n. ancora non sono riuscita a reperire Les éclats) Interessante questo "non confronto" tra serie tv e cinema, (per me che sono figlia degli sceneggiati tv, vecchia storia) che condivido pienamente. Tuttavia definire "roba da froci Games of throne", per fare un esempio, lo trovo virulento. In una parola fantasy, ovviamente non da paragonare all'Orlando Furioso (letto da bimba, legame sentimentale) o alla penna del filologo Tolkien o a scrittori e registi più propriamente fantasy di altro livello, ma alcuni personaggi li ho trovati degni di nota, sorvolando ovviamente su molte cose. Sarà che io non seguo i serial, ne scelgo alcuni e via maratona. Così come mi ha colpito la serie britannica Sherlock, per la fedeltà al romanzo, trascurando la trasposizione temporale che alla fine non mi è dispiaciuta. Non mi ha mai sfiorato l'idea di un confronto col cinema. La tv è la tv! Ovviamente adesso ho la necessità della maratona Brickleberry e finisco ginocchioni, non ho neanche visto TWD! Questo per confermare che mi approccio al blog a capo non chino, ma di più. Chiedo perdono per la lungaggine ancora non mi sono adattata alla cripticità di questo universo che richiede rigorosa sintesi. Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, in effetti quella parte su GoT dovrebbe essere spiegata. Comunque il rimando è alla meravigliosa trilogia presente nell'ultima stagione di South Park, "Black friday". Se non l'hai visto, ti consiglio caldamente di recuperarla. Qui, un estratto abbastanza paradigmatico: https://www.youtube.com/watch?v=nBcnliSUtb8
      Comunque, anche per me la tv è la tv, e di fatto il post nasce perché mi pareva doveroso far chiarezza su questa banalità, e cioè che la tv è la tv, checché ne dicano alcuni, non ultimi quelli di FilmIdee. Dopodiché, cribbio, esiste una tv fatta bene, come Breaking bad, True detective e quant'altro, ma, appunto, credo si debba stare attenti, perché quella tv fatta bene è molto - troppo - spesso veicolo di un messaggio inaccettabile, come nel caso di TWD.

      P.S. Spero ti piaccia Brickleberry, io la trovo una serie definitiva in molti sensi, ma tant'è che io ho davvero poca affinità con le serie tv: di solito guardo solamente cartoni animati del calibro di Simpson, Griffin, Futurama, American dad, King of the Hill, Bob's burgers e, insomma, sto su quella linea lì. Di serie televisive propriamente dette, ne seguo poche e sono abbastanza convinto che Becker, in questo, sia insuperabile: di certo la miglior serie mai vista.

      Elimina
  2. Ho visto metà prima stagione ma, per forza di cose, non ho mai avuto modo di andare oltre. Non sembra brutta anche se, per quel poco che ho visto, mi è sembrato gli mancasse quel 'qualcosa' per prendermi appieno - ma avendo visto poco o nulla, non posso fare commenti.

    Perché non ti è piaciuta "True detective"? A me aveva preso molto, anzi, mi ha aiutato per una cosa che ho scritto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah, stesso discorso di TWD: la trovo abbastanza reazionaria, come serie.

      Elimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao.

      No, volevo scriverne ma poi non ci riuscii per via dei troppi film, che avevano la precedenza. Ne feci, tuttavia, un video su YT, anche se ormai è passato del tempo, e non ricordo più se sia buono oppure fuffoso... https://www.youtube.com/watch?v=9okMhaPxVg0

      Elimina