The vampire spider (La araña vampiro)


È in fin dei conti un film godibile, La araña vampiro (Argentina, 2012, 97'), si direbbe anche riuscito per certi versi, specie per quanto riguarda l'afflato più minimalista della pellicola, che in effetti non lascia indifferenti; le pecche, però, ci sono e sono pure abbastanza opulente, a partire da una musica extra-diegetica che non può infastidire, perché le inquietudini, che dovrebbero emergere direttamente dall'immagine, sono infine veicolate da essa, oltre che dall'apparato mitico che più che fare da cornice alla pellicola la fonda e la sostiene per tutta la sua durata. Il mito, come suggerisce il titolo, è quello del ragno vampiro, che si nutre del sangue umano per tramite di insetti che hanno punto esseri umani, e il lungometraggio di Gabriel Medina, fondamentalmente, si limita a intrecciare una storia su questo motivo; si viene così coinvolti nelle vicende di Jerónimo, i cui problemi psichiatrici lo portano, in via del tutto terapeutica, a frequentare la naturalità di una terra battuta dal ragno vampiro, dove viene morso proprio dall'evarcha culicivora, e per il resto La araña vampiro non è che il viaggio che Jerónimo compie con un eremita alcolizzato, profondo conoscitore di quelle zone, alla ricerca di un esemplare della stessa specie per riuscire, infine, a evitare la morte: suggestioni orrorifiche e distensioni più contemplative fanno da refrain a tutto questo, ed è encomiabile il tentativo di Medina di ovviare al film con un'estetica che, a tratti, lascia realmente esterrefatti, ma tutto, alla fin fine, appare nell'esclusiva luce di un tentativo e non in quella di una concretizzazione che avrebbe davvero reso quest'opera qualcosa di incommensurabile, tant'è che, in fondo, Medina non si lascia mai alle spalle i cliché del genere (la fiducia nel diverso, la terapia della paura, cioè il combattere la paura con la paura, etc.), che dunque prendono il sopravvento e fanno pendere l'ago della bilancia più sulla cinematografia di genere che su altre tipologie. Resta comunque un film da vedere, non fosse per il fatto che Medina è qui alla sua seconda prova registica, se si escludono un film a più mani e un cortometraggio, e, insomma, se il suo presente è quello delle possibilità non concretizzare de La araña vampiro, il suo futuro potrebbe davvero essere dei migliori. Qualora riuscisse a concretizzare queste ultime.

2 commenti:

  1. Anche questo era in lista da tempo, anche se non è che mi aspettassi grandi cose. Diciamo che il tentativo di riformulare l'horror nel contemplativo c'è e come giustamente noti, Medina riesce comunque a portare avanti un film più che godibile, tanto che forse (ma a tre giorni dalla visione il cervello ci sta ancora lavorando) l'ho apprezzato anche più di "Caracremada". Anche a me ha lasciato perplesso il reparto musicale, a tratti inquietante e ad altri completamente fuori luogo, a mio avviso. Però, devo ammettere che quel finale nella caverna mi ha quasi elettrizzato, e quei ragnozzi... forse è meglio che non ti dica chi mi hanno ricordato, ma è innegabile che l'influenza "dell'uomo" in quella scena ci sia tutta :D
    A ogni modo, tra questi esempi di riformulazione dei generi nel contemplativo, il western di Meyer è in assoluto il più riuscito, non ci piove!

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    1. Le liste sono evanescenti, un po' come il clamore di questo film: dapprima ti aspetti una rinascita contemplativa, dovuta a una riformulazione della forma, che è appunto quella contemplativa, poi ti accorgi che fondamentalmente non è che una transizione di genere, di trama e, insomma, secondo me la pellicola cade qua, nel fatto cioè di non aver voluto riformulare il contemplativo, offrendogli nuove foci, ma riformulare l'horror, e per far questo si è servito del contemplativo, che a ben guardare non aveva bisogno di un simile pastiche. Ignobile, dal mio punto di vista. Almeno sotto quest'aspetto.

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