Squatterpunk (Iskwaterpangk)


Girovagando un po’ per la rete, ci si imbatte in un’informazione abbastanza curiosa, riguardo Squatterpunk (Filippine, 2007, 80'), e cioè che sia stato girato in un solo giorno; non so quanto sia affidabile la fonte, ma certo è che Squatterpunk è un lavoro come pochi, particolarissimo, unico, quindi in perfetta sintonia con gli altri lavori di Khavn de la Cruz: la vicenda di Hapon, soprannominato Slum King, aspirante gangster di otto anni, incorniciata da un frastuono punk che, di fatto, permea la pellicola, è lo spunto per una riflessione su una serie di cose come per esempio la povertà, la perdita dell’innocenza, la gioia e il clamore di vivere una vita ai margini, l’assurdità di una politica disancorata dalla realtà eccetera, e già da qui si vede bene la linearità che intercorre tra Squatterpunk e The family that eats soil (Filippine, 2005, 75'), una linearità fondamentalmente anarchica, ma tale poiché solo attraverso un sovvertimento situazionale, in questo caso della miseria della baraccopoli in cui vive Hapon, può far emergere una bellezza che Khavn coglie a pugno chiuso e trasforma la pellicola in una sorta di poesia visiva disossata; con ciò, inoltre, Khavn rientra di diritto in quella new wave filippina così attaccata alla propria terra, la cui miseria - politica, culturale, economica - si palesa in maniera ora genealogica (Lav Diaz*, Raya Martin**) ora tra virgolette descrittivista (Sherad Anthony Sanchez***, Khavn de la Cruz****). A chiosare il tutto, come si accennava, è la musica punk che permea il lungometraggio, musica suonata dal vivo dai Brockas, band che riprende il nome di uno dei due padri putativi della new wave filippina, e cioè Lino Brocka*****) e che include come propri membri, oltre allo stesso Khavn, i registi John Torres e Lav Diaz******, e, soprattutto, musica perfettamente aderente all’idea formale di Squatterpunk, che, con la sua micidiale potenza sovversiva e anarchica, vuole proprio formularsi quale visività punk. Anzi, credo sia proprio questo il cuore della pellicola: l’iconoclastia, la volontà e il coraggio di superare valutazioni di sorta per riscoprire un mondo che è al di là del bene e del male. Certo, non bisogna ingannarsi a riguardo, e sarebbe assolutamente tendenzioso recepire la vita di Hapon e dei suoi compaesani come una gioiosa favola anarchica, perché la sofferenza c’è ed è palese, ma è senz’altro altrettanto palese che uno splendore, disancorato da preconcetti che lo spettatore borghese e occidentale non può non avere, vi sia, e il presentimento è che Khavn, nel suo weird, sia riuscito a mostrarlo.  


* Prologue to the great desaparecido (Filippine, 2013, 31'), Evolution of a filipino family (Filippine, 2004, 540'), Death in the land of encantos (Filippine, 2007, 540').
*** Imburnal (Filippine, 2008, 212'). 
**** Si vedano, oltre al già citato The family that eat soil, anche i cortometraggii Can and slippers (Filippine, 2005, 2'), tra l’altro ripreso in Squatterpunk, e Our daily bread (Filippine, 2006, 5')
***** L’altro, naturalmente, è Ishmael Bernal, regista del monumentale Himala (Filippine, 1982, 124').  
****** Per chi fosse interessato, qui Lav Diaz si cimenta in un pezzo niente male.

6 commenti:

  1. Del regista, avevo già visto l'incisivo "Our Daily Bread" (che devo dire, mi ha fatto una certa impressione per il suo realismo). Scovato su Doc Alliance, quel sito dove tra l'altro avevo recuperato il corto ceco (Lighting Rods) Interessante sapere che "Squatterpunk" è suo, merita senz'altro una visione, oltremodo dopo questa segnalazione!

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    1. Mai usato quel sito, ho sempre un po' di remore a pagare online; ODB, infatti, lo vidi sul Tubo, dove forse c'è ancora. Comunque questo val davvero la pena, anche se è molto distante dall'essere sulle nostre corde.

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    2. Non sono mica tutti a pagamento, c'è la sezione free e ODB, come moltissimi altri, rientrano in quella categoria. Nemmeno io mi fido a pagare online, figurati.

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    3. Orpo, vero! C'è persino "Verano de Goliat" aggratis.

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    4. Si, e speravo ci fosse anche altro di Pereda, ma niente :/
      A ogni modo l'ho spulciato abbastanza a fondo quel sito (e mi son guardato un bel pò di corti) e alla fine ho notato una certa prevalenza di autori dell'est (Repubblica Ceca, Polonia, etc.), nomi tra l'altro sconosciuti. Pochissimi quelli di un certo rilievo. Penso inoltre, che i film migliori siano comunque a pagamento...

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    5. Ieri sera ne ho visti alcuni. Il livello non è né basso né mediocre, ma dubito passerò altre serata a setacciare fino in fondo quel sito.

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