I travel because I have to, I come back because I love you (Viajo porque preciso, volto porque te amo)


C'è qualcosa di Apichatpong Weerasethakul, specialmente il primo Apichatpong Weerasethakul, quello dell'avanguardistico Mysterious object at noon (Thailandia, 2000, 83'), nel film di Marcelo Gomes e Karim Aïnouz, Viajo porque preciso, volto porque te amo (Brasile, 2009, 75'), ma c'è qualcosa anche dell'altro Apichatpong Weerasethakul, quello più soffuso e intimo di Blissfully yours (Thailandia, 2002, 125'), e in effetti se il viaggio del geologo nel Sertão apre a territori di ricerca fondamentalmente sperimentali d'altra parte questi territori rimandano a una nostalgia vissuta per un amore ormai sbiadito nel tempo, sicché in Viajo porque preciso, volto porque te amo convivono due anime, quella malinconica, disdetta, e quella avant-garde, che permea invece il lato più prossimo della narrazione, ovvero, appunto, lo studio sul territorio del Sertão in vista della costruzione di un canale d'irrigazione; la pellicola, che mischia al digitale la registrazione in super8, si pone così tra questi due lidi, ed è come se si facesse tempo, in questo suo altalenarsi, tanto che l'ossessiva ripetizione della frase «Viaggio perché devo, ritorno perché ti amo» assume via via sfumature sempre più metafisiche, che forsennano il dovere con la volontà, il lavoro con l'amore, il presente col passato e via dicendo, arrivando, infine, a portare in primo piano la vita, quella autentica, personale, che emerge in tutto il suo fantastico splendore e rifulge su ogni cosa: dalle spietate condizioni economiche in cui vivono gli abitanti del luogo al deserto arido e inospitale che spazza l'ambiente... non è che la vita si emancipi, da questi luoghi, piuttosto da essi emerge ed è come se li emancipasse da loro stessi, come se li liberasse da ciò che di secco e privo di speranza v'è in essi, e ciò è possibile grazie a quella volontà che travalica il dovere e porta il geologo a fare dei propri ricordi un'esclamazione etica che trasgredisce il presente e lo riconduce al passato della donna amata - elementi, questi, che Marcelo Gomes e Karim Aïnouz inoculano nella pellicola attraverso un lavorio che fonde l'anima del cinema di Chris Marker con quella del cinema di Danièle Huillet e Jean-Marie Straub, infondendo così in Viajo porque preciso, volto porque te amo un qualcosa di assurdo e vibrante, che se non è bellezza è quantomeno in che di vivo e vivificante.

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