Cartoline dalla 71° Mostra del cinema di Venezia #1: Great heart (Dashu) - In overtime (Fi al waqt al dae'a) - La bambina (Bache) - Art (Arta) - Ferdinand Knapp




Great heart (Da shu) | Chen Tao | Cina, 2014, 12'
Prodotto da Jia Zhangke, il corto di Chen Tao racconta la storia di un uomo che, vittima di una malasanità che ha condotto alla morte della moglie incinta, ha assassinato il personale ospedaliero; evaso di galera, farà la conoscenza di un ambulante che tradirà l'amicizia e lo consegnerà alla polizia. Da shu ritorna sul tema, caro alla new wave documentaristica cinese, dell'urbanizzazione cinese, e lo fa in maniera lineare rispetto a essa, con un minimalismo di fondo e un silenzio permeanti. Il tutto, però, si risolve in maniera eccessivamente frettolosa, affidandosi, specie nella seconda parte, allo sviluppo della trama piuttosto che alla suggestione delle immagini. VOTO: 3/5

 In overtime (Fi al waqt al dae'a) | Rami Yasin | Giordania, 2014, 13'
Cortometraggio a tesi, quindi di poco pregio, forse scaturito da un'esperienza personale che, però, nello sviluppo della pellicola sovrasta ogni cosa rendendola talmente personale da risultare fastidiosa e arrogante: sul letto di morte, un padre chiede al figlio quarantenne se sia omosessuale, e quando il figlio se ne va senza rispondere il vecchio muore. Probabile che non ci sia stato il tempo di risolvere la trama in maniera più profonda, fatto sta che tutto assume i connotati di un'ingiustizia del destino che si abbatte su due personaggi sofferenti e questa cosa dell'omosessualità, infine, appare debole e pretestuosa. VOTO: 1/5

La bambina (Bache) | Ali Asgari | Iran, 2014, 15'
Una ragazza-madre, all'arrivo dei genitori ignari della sua condizione, è costretta a lasciare il figlio a un'amica, e tutto si ferma qui, disperdendosi in un dolore nel quale non si entra mai veramente. Cortometraggio abbastanza sciatto e inutile, che non sa gestire bene, né visivamente né tramisticamente, il materiale trattato. VOTO: 1/5

Art (Arta) | Adrian Sitaru | Romania, 2014, 19')
Un accenno di minimalismo e qualche trovata davvero geniale, come per esempio la scomparsa del titolo, non salvano del tutto un cortometraggio che inizia bene, ma si perde poi affabulando un discorso sul quale insiste eccessivamente e che finisce per trasformare la pellicola in un film a tesi di cui, onestamente, non se ne sentiva il bisogno: due registi sono alla ricerca di una ragazza che interpreti una puttana minorenne per realizzare un film sull'abuso dei minori e, dopo averla trovata, si imbattono prima nelle resistenze della madre per l'argomento trattato poi in dilemmi etici che rischiano di mandare tutto all'aria. L'argomento è interessante, ma rischia di non essere centrato appieno: certo, è un abuso far girare certe scene a una minorenne, ma è anche un abuso lasciare che questa impari a suonare il pianoforte a quattro anni; l'interrogativo, dunque, si sposta su un piano meno specifico e più generale e insomma Art si trasforma in una sorta di ontologia dell'abuso che tradisce il titolo e appare eccessivamente ingenuo. Per quanto mi riguarda, infatti, la domanda è mal posta e la questione è di facile soluzione (cfr. il mio Surveillance Camera man). VOTO: 2/5

Ferdinand Knapp | Andrea Baldini | Francia/Italia, 2014, 15'
«Ho voluto creare con Ferdinand Knapp un’opera cinematografica libera e irrazionale, come il personaggio cui è ispirata. Il tema del doppio, il profondo bianco e nero, il concetto di mente che manipola la realtà, la materia sonora di Edgar Varèse, l’onirismo delle immagini sperimentali raccontano un viaggio immaginario verso una terra promessa: la follia». E si può dire che ci sia riuscito, Andrea Baldini, che con Ferdinand Knapp sforna davvero qualcosa di anarchico e schizofrenico, visivamente aderente alla psiche del personaggio descritto. VOTO: 3/5

Nessun commento:

Posta un commento