Born from pain


Disperante e destabilizzante, Born from pain (Francia, 2007, 32') del duo francese Alex & Nico ricorda, almeno nella forma, cupa ed esasperantemente minimalista, i lavori di quell'altro duo, questa volta olandese, Victor Nieuwenhuijs e Maartje Seyferth, come per esempio Crepuscole (Olanda, 2009, 70'), e pure a livello tramistico un oggetto - o, quantomeno, un interesse - in comune tra le coppie permane, poiché anche qui a farla da padrona è femminilità, colta nella sua originaria sessualità: una prostituta, figlia di un padre che ha assassinato la moglie, raccoglie lo sperma dei clienti per inseminarsi e partorire una figlia, che crescerà nella sotterranea colla sola compagnia - ma sarebbe meglio dire col solo accudimento - della televisione. Il risultato è un film spiazzante, duro, che non lascia una briciola di speranza, ma ciò non è dato tanto dalla congiunzione Eros-Thanatos quanto, piuttosto, dal veicolo di questa congiunzione, veicolo che dev'essere ricercato in un costruzionismo del reale che è anche l'unica possibilità per vivere il/nel reale; la vicenda della madre si proietta così in quella figlia nel momento stesso in cui le azioni delle due vengono in qualche modo veicolate, costrette da un perturbante che non appartiene loro (il passato, la televisione) e che, nella sua manifestazione attuale, non è già più realtà ma realtà trascorsa, appassita, morta - viva, sì, ma solo nell'influenza che ha nell'essere umano che veicola e che, quindi, è come posseduto da essa, involucro di una vita a sua volta trascorsa, defunto. L'interesse sociale lascia così il posto a una profonda quanto amara riflessione metacinematografica, che si coniuga perfettamente e quasi permea, dato quanto detto sopra, l'interesse sociale, tant'è che a conti fatti si ha come l'impressione, una volta terminato il mediometraggio, di essere stati spossessati di se stessi e di subire un res tua agitur che ci rende inizi iniziati, conseguenze di cause che non abbiamo voluto e non ci appartengono. Certo, questa sarà senz'altro la potenza del cinema, ma è una potenza - viva - che si paga a caro, carissimo prezzo, qualora i nostri incontri non fluissero verso cose, persone e situazioni colle quale possiamo essere in sintonia. Ecco che allora, forse, un minimo di speranza c'è, in fondo a Born from pain, ma è una speranza che gli è estrinseca e che muove più che altro da una lettura che di esso si può fare e che lo vede come invettiva, come spinta a non sciupare il proprio tempo, perché, sì, sebbene non siamo padroni di noi stessi, possiamo comunque tentare di dirigere la situazione che occupiamo verso lidi a noi più consoni e cari.

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