71° Mostra del cinema di Venezia: They have escaped (He ovat paennet)


Sono abbastanza sicuro che ad affossare totalmente He ovat paennet (Finlandia, 2014, 102') non sia tanto il fatto che questo sia, per non scomodare il Bildungsroman, il solito psicodramma adolescenziale in cui l'ebefrenia permea ogni cosa quanto, piuttosto, la trascuratezza con cui Jukka-Pekka Valkeapää affronta determinate situazioni, che nella loro immediatezza avrebbero potuto condurre la pellicola a ben altri risultati; la storia di due anime perdute che finalmente si ritrovano e creano un mondo-situazione in cui la realtà è determinata non dalle regole sociali precostituite e pre-istituite ma da quelle che dal loro rapporto emergono direttamente è infatti un po' scontata ma non terribile, perché terribile, invece, è l'inefficacia della pellicola stessa, durante la quale la critica non è mai esposta né approfondita. Il riformatorio da cui i due ragazzi scappano, per esempio, oltre ad essere presentato in maniera banale, con un escamotage palesemente fittizio e utile soltanto a passare informazioni al pubblico, quindi esterno ed estraneo alla logica del lungometraggio, è un luogo di visibilità, e Valkeapää è sempre lì lì per divenire foucaultiano, in questo, ma ogni volta perde l'abbrivo e finisce per andare a parare nell'emotivo, il che non è neanche male, se si considerasse, però, che quell'emotivo è direttamente informato dal luogo di sorveglianza e di punizione in cui i ragazzi si trovano. Insomma, un film come tanti altri, sicuramente anonimo e trascurabile dal punto di vista narrativo, superficiale, quindi non fastidioso: diventa tale solamente a un livello di lettura più profondo, nel punto in cui l'odissea dei ragazzi estrapolata da una situazione che, se non critica od osservata a dovere, fa risultare He ovat paennet un film reazionario, borghese e sostanzialmente inaccettabile, e sono infine queste le uniche etichette possibili, perché anche laddove il viaggio si trasforma in qualcosa di diverso, non bisogna dimenticare che l'amartia di questo viaggio è l'istituzione sociale del riformatorio, e questa circostanza non può non essere approfondita se la pellicola a cui si vuole arrivare non sia il solito psicodramma adolescenziale in cui l'ebefrenia permea ogni cosa ed è tutto così privatamente anarchico da risultare innocuo.

VOTO: 1/5

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