71° mostra del cinema di Venezia: Red amnesia (Chuang ru zhe)


Improvvisamente la vita di Deng prende una piega diversa: comincia a ricevere delle telefonate moleste. I figli temono sia una ritorsione di un collega di lavoro di uno di loro, ma le cose si complicano sempre più fino a estenuare definitivamente la loro madre. Red amnesia (Cina, 2014, 115') prende le mosse da qui e sviluppa una storia che potrebbe prendere due strade: riflettere sulla condizione dell'anziano nella Cina odierna oppure intessere un intreccio intrigante dal punto di vista della suspense. La pellicola di Wang Xiaoshuai scivola decisamente su questo terreno, e per quanto durante le prime battute tenti di calibrare i due termini dell'equazione, già nella prima parte si trasforma in un giallo sostenuto da colpi di scena e, insomma, meccanismi che hanno più a che fare col cinema da multiplex piuttosto che con l'arthouse, ed è un peccato, perché a livello di sceneggiatura il film è ben costruito e, di fatto, si discosta dalla classica pellicola commerciale per l'introspezione che compie sui diversi personaggi, delineando dinamiche familiari in maniera profonda ed efficace, ma è come se l'intenzione non fosse radicalizzata e che la fatica profusa nel rendere tridimensionali personaggi e situazioni fosse finalizzata all'andamento del giallo piuttosto che alla riflessione che esso sottende e oscura e che fondamentalmente ha a che fare con una serie di cose come per esempio l'abbandono degli anziani da parte della società e dei figli, il gap generazionale, l'accelerata urbanizzazione cinese e, insomma, tutte quelle cose che l'avrebbero portato parecchio vicino a certe pellicole della dGenerate Films o, più direttamente, della new wave documentaristica cinese. Rimane, certo, un film godibile, ma sotto un punto di vista (quello tramistico, appunto, incentrato sul giallo e la suspense) che al sottoscritto interessa relativamente.

VOTO: 1/5

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