71° Mostra del cinema di Venezia: Il giovane favoloso


Il giovane favoloso (Italia, 2014, 137') non è un biopic su Giacomo Leopardi, che sia chiaro. Anzi, è tutt'altro: è un film a tesi, e la tesi è quella di Martone, che investe il poeta di Recanati, interpretato dall'Elio Germano di Faccia d'angelo (Italia, 2012, 190'), della responsabilità di incarnarla e darle voce. Il che può anche non sconfortare più di tanto, del resto Albert Serra ci ha abituati a delle rivisitazioni davvero sorprendenti, ma allora cos'è che non funziona nell'ultima pellicola di Martone? Be', sostanzialmente il fatto che non sia cinema ma teatro, tant'è che già da metà film sorge il dubbio che Martone abbia preferito il mezzo cinematografico anziché quello teatrale per ragioni che risiedono quasi esclusivamente nella maggior visibilità e nei maggiori incassi, e ancora non sorprenderebbe, almeno non in questa sede, che par far il possibile per tramutare l'arte cinematografica in business; a infastidire, invece, è soprattutto la storpiatura che Martone adopera sulla persona di Leopardi, storpiatura nascosta però, che tenta di ingannare sotto le vesti della ricostruzione storica e non arriva mai a palesarsi realmente: il regista non dà mai la sensazione di utilizzare Leopardi, di parlare attraverso Leopardi, preferendo al contrario restituire la figura di un uomo insoddisfatto, malinconico (e fin qui ci siamo) e, purtroppo, d'azione. Scrivo purtroppo perché Leopardi non è mai stato un uomo d'azione quanto, piuttosto, di contemplazione, ma la verve anarchica di Martone è tale da esuberare nell'autore de Le operette morali e tradirlo nel profondo, in quel profondo in cui Leopardi ha davvero sprigionato la propria potenza rivoluzionaria e che è, di fatto, la forma: una forma libera, anarchica, ma anche leggera, piana, indomabile, che accompagna lo sguardo e lo porta sino alle cime più elevate della contemplazione (della natura ma non solo). Ecco, in questo senso Martone è arrivato persino a contrariare la figura del recanatese in quella che è stata una delle sue più importanti rivoluzioni e che consiste nel riuscir a far aderire perfettamente la forma al contenuto (un esperimento simile è riuscito al James Benning di One way boogie woogie (USA, 2011, 90') e Ten skies (Germania, 2004, 102'), in ambito cinematografico), oggettualizzando il mezzo prescelto (la poesia); viceversa, Martone tradisce la forma, e si serve del cinema, non solo dimostrando uno spregio nei confronti della settima arte ma anche rivelandosi un regista davvero anonimo, senza gusto né stile: la solita merda prodotta dalla RAI, insomma. Vicinissima a uno sceneggiato televisivo di bassa, bassissima lega e che si mostra altezzoso per uscite compiacenti e ammiccanti su questioni sociali mai realmente approfondite ma affrontate con la solita superficialità tipica di ciò che è nazionalpopolare.

VOTO: 1/5

6 commenti:

  1. Per me Lei non conosce le poesie del Leopardi...peccato

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    1. E per me Lei è una puttana. Non La conosco, ma visto che stiamo qui a dir cose senza lo stretto indispensabile per poterle affermare, val la pena essere schietti.

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  2. a te piace leopardi?

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    1. Mah, sì. Se mi chiedi se lo rileggessi, oggi, ti direi di no, perché non fa più parte della mia sensibilità, ma questo è un altro discorso.

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