71° Mostra del cinema di Venezia: Fires on the plain (Nobi)


Sarà stata la stanchezza dovuta alle ore di sonno perse, che sono tante, o sarà stata la frustrazione nell'aver visionato quasi esclusivamente film brutti, ma l'ultimo lavoro di Tsukamoto, Nobi (Giappone, 2014, 87'), mi ha convinto davvero poco; lo scenario bellico, infatti, non soltanto muta considerevolmente i piani che col suo cinema Shinya aveva sinora esposti, ma sembra persino che questi non ci siano mai stati, né dal punto di vista filosofico né da quello estetico, il che è soprattutto palesato dal fatto che la pellicola non raggiunga mai il nocciolo della questione ma si limiti a indicarlo, a delinearlo, a descriverlo: Tamura, il soldato malato di TBC rimasto imprigionato, durante la seconda guerra mondiale, nell'inferno filippino, girovaga per una foresta assillata da bombardamenti e carneficine, ed è come se entrasse in comunione con questa natura, i cui principi vitali sono il mistero e l'angoscia, lui, che è degno degli unici gesti che nel film possano definirsi umani e che, in fondo, sembra centrare relativamente con quel che lì accade, ovvero con una serie di cose che hanno per esempio a che fare con la furia e la miseria umane. Ecco, furia e miseria umane non erano probabilmente mai state affrontate così da vicino dal regista giapponese, che in questo caso predilige l'esplosione alle implosioni schizofreniche, macchiniche, postmoderne e industriali delle sue pellicole precedenti e finisce quindi per rappresentare uno scenario estremo di violenza e brutalità in cui tutto suona diverso perché tutto è affrontato in maniera diversa, senza mai entrare effettivamente nel nucleo della violenza ma limitandosi a descriverla e a rappresentarla attraverso il filtro di Tamura, che, a differenza di Tetsuo, non vede il proprio corpo trasformarsi sotto l'irrefrenabile spinta di se stesso ma è al pari dello spettatore cinematografico spaesato e terrorizzato da qualcosa con cui non c'entra nulla. Detto questo, rimane il fatto - ripeto - che la stanchezza non era davvero un fattore indifferente, motivo per cui Nobi sarà necessario rivederlo con più lucidità per confermare o meno le impressioni - a caldo - appena esposte.

VOTO: 2/5

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