71° Mostra del cinema di Venezia: The cut


È imbarazzante ritrovare a un festival del cinema un film come The cut (Germania, 2014, 138'), e questo perché la mastodontica produzione che gli sta alle spalle è qualcosa di così sgraziato e scomodo da non poter pensare un luogo migliore per la proiezione di una simile pellicola che le sale del multiplex; come se non bastasse, infatti, il kolossal di Fatih Akın ha la forma di quelli americani, ed è anche questo un film anonimo, una copia conforme di cui si può fare benissimo a meno, che ha al centro un eroe la cui missione, nel corso della pellicola, viene santificata da forza trascendenti e trascendentali. Queste forze, nella pellicola di Akın, sono il deus ex machina che permette ad Akın stesso di entrare nel film e, al contempo, di giustificarlo: l'intento apologistico, in questo senso, è ingombrante, e di più ancora se si pensa alla supposta storicità degli eventi narrati, quasi le immagini prendessero forma solamente per veicolare e diffondere il credo del regista, insomma come subordinate e serve di una volontà superiore e ad esse esterne. Non si può fare Storia col cinema, non si può tentare di fare dello storicismo attraverso il cinema, ed è questo, in fin dei conti, il neo più vistoso di The cut, il fatto cioè di aver tentato di elargire al pubblico la Storia e di averlo in fatto in una sede che nulla ha a che vedere con la Storia. Certo, è probabile che le documentazioni di Akın siano nutrite e quant'altro, ma il cinema non è un saggio e la sua specificità lo rende autonomo a qualsivoglia tentativo di dominarlo dall'alto e di renderlo mezzo, canale, veicolo di comunicazione, sicché il tentativo da parte di Akın di usare il cinema si risolve, di fatto, non soltanto in un atto di spregio nei confronti del cinema ma anche in un'offesa nei confronti della Storia, la cui matrice si pretende di poterla ricavare da una storia singolare che solo nella mente di Akın può essere paradigmatica di una vicenda trascorsa da un intero popolo. Ecco, ridurre la Storia a una storia e fare del cinema un mezzo, subordinato e servile, fanno pensare che, forse, le minacce di morte rivolte ad Akın per questo film non debbano o non dovrebbero esaurirsi argomento trattato.

VOTO: 1/5

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