White death (Muerte blanca)


Muerte blanca (Cile, 2014, 17') è un affresco impressionista che lascia afasici e parecchio sconfortati, e con inserti d'animazione riesce a penetrare ancora a più fondo, nell'indole, forse fanciullesca, in cui non si hanno ripari. La narrazione, ma sarebbe meglio dire il visivo, perché il cortometraggio di Roberto Collio si disfa di qualsiasi volontà rappresentativa che sfori in ciò che non abbia a che vedere con la specificità cinematografica, prende le mosse dalla tragedia di Antuco, dove morirono una quartina di soldati per via del gelo invernale. In Muerte blanca, però, morire non significa lasciare le proprie spoglie mortali, bensì scomparire del tutto, trascinati via dalla bufera e come cancellati nel bianco che è la totalità: l'insensatezza della guerra assume così connotati che riescono a rivalutare una vita, rendendola una tra le tante, probabilmente insignificante perché senza un briciolo d'identità; è la morte dei soldati, non del soldato x, del soldato y e del soldato z, ma tutti assieme indistintamente. In questo senso, l'animazione, con la sua intrinseca matrice fanciullesca, riesce nell'intento di riportare l'attenzione alla gioventù di quei soldati e, quindi, alle possibilità disfatte delle loro vite: non solo essi non sono più, ma anche non avrebbero potuto essere questo o quello, perché, sebbene giovani, l'indifferenza dell'uniforme ha cancellato ciò che è sotto l'uniforme. Un cortometraggio duro, insomma, forse il migliore presentato a Locarno. Certo, non è esente da difetti, come per esempio l'eccessiva didascalicizzazione delle immagini, ma, ecco, va diritto al cuore, e tanto basta.

2 commenti:

  1. Effettivamente quella dicitura iniziale potevano anche evitarla e nel finale, il corto tende leggermente a perdere d'intensità. Però non c'è dubbio, che sia il migliore tra quelli visti, perfettamente d'accordo!

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    1. Altroché! Quella cancellazione per opera della tormenta ti rimane dentro...

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