The Cambodian Room: Situations with Antoine D'Agata


Il cinema agnostico di Antoine d'Agata non prende vita con The Cambodian Room: Situations with Antoine D'Agata (Italia/Francia, 2009, 55'), inizia prima, forse con l'esperienza fotografica che d'Agata ha fatto nella Magnum, più probabilmente con un'idea di vita emersa direttamente da un vissuto che sconfina nell'esistenza più autentica, perché è questa, di fatto, l'opera artistica di d'Agata: giungere all'essenza delle cose, creare spazi in cui confondere il tempo, fondare una nuova sensibilità. In questo senso il passaggio di d'Agata dalla fotografia al cinema è giustificato, e The Cambodian Room: Situations with Antoine D'Agata è davvero l'inizio di qualcosa. Ma è un inizio iniziato, prosieguo di un discorso e tassello fondamentale di questo discorso. Con questa pellicola di situazioni, infatti, d'Agata crea davvero uno spazio da cui il tempo è escluso, e il suo corpo e quello di Lee saranno poi la disperazione incarnata negli eroinomani di Atlas (Francia, 2013, 76'), mentre la loro relazione è il perno non soltanto di un'esistenza votata all'autenticità ma come inghiottita dall'arte. Ecco, in un certo senso l'oscurità che permea i corpi in Atlas è l'arte, ovvero l'autenticità dell'esistenza. The Cambodian Room: Situations with Antoine D'Agata, quindi, è davvero un'origine, ma è un'origine originata da una fotografia che deve ora essere obliterata dal vissuto che porta d'Agata a quella particolare forma di fotografia e all'interesse per certi soggetti fotografici; per questo la pellicola si rivela come un qualcosa di tremendamente intimo, perché con essa d'Agata scava dentro se stesso per estirpare l'arte che enunciava nelle fotografie, quell'arte che in Atlas sarà l'oscurità di ritorno che ammanta, permea e inghiotte i corpi cui prima apparteneva e che ora le appartengono.

2 commenti:

  1. Che roba, il clima alla "Atlas" si nota ,eccome! Giunti alle soglie dell'autunno (se così si può definire, visto che l'estate sembra non essere mai arrivata) si può iniziare a tirare le somme delle migliori visioni per il futuro resoconto di fine anno. Ecco, "Atlas", al momento, rientra senza dubbio tra le primissime posizioni. E' stata un'autentica folgorazione, un film che mi ha scosso come pochissimi negli ultimi mesi. E di conseguenza, un'artista come d'Agata merita tutta l'attenzione possibile.

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    1. Se dovessimo fare una classifica delle opere viste quest'anno - anzi, visionate - "Atlas" sarebbe sicuramente sul podio. Il futuro ci riserverà delle sorprese, ma non saranno mai così alte. Questo ha uno stile un po' diverso da "Atlas", a appunto credo sia un ponte tra la fotografia e il cinema di "Atlas", però - ne sono certo - ti piacerà di sicuro.

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