Razor blade cuts (Navajazo)


Film estremo, Navajazo (Messico, 2014, 75'), così come tutto il cinema messicano, o almeno quello più interessante, quello cioè che ha come padri putativi l'Escalante di Los bastardos, il Reygadas di Post tenebras lux e il Pereda di Los ausentes, e via fino a Fogo, La canción de los niños muertos, Los últimos cristeros (Messico, 2011, 90') etc, ed estremo perché, di fatto, le pellicole messicane hanno questa terrificante abitudine d'emergere direttamente e senza tanti fronzoli dal territorio che tendono a documentare. Così Navajazo, che sprofonda nella ferita che a conti fatti è, una ferita che tende a cicatrizzarsi tanto quanto tende a putrefarsi; la vita che interessa a Ricardo Silva, infatti, è la vita dei cosiddetti ultimi, di quel sottoproletariato che, non avendo una coscienza di classe, tende alla vita nella misura in questa le sfugge o si fa sempre più dura, marcia, corrosa. Perché non c'è un futuro, in Navajazo, ma è il presente quello che conta, e se il presente è eroina, prostituzione e risse da strada allora il passato era eroina, prostituzione e risse da strada - tutto ma non questo, purché quel tutto sia questo. La crudezza dell'esistenza o, meglio, l'immediatezza della vita, la sopravvivenza, è diretta da Silva in maniera veramente finzionale, cioè ricostruita realmente, e ciò non fa che aumentare quella sensazione di sgomento e d'irrealtà che il presente offre quando è passato e futuro insieme, accollati da cose come la miseria, la violenza e quant'altro; in questo senso, Navajazo è un film estremo, ed è proprio per questo che colpisce, perché Silva compie il doppio movimento di far entrare il cinema nella vita dei messicani (non sono rari i momenti in cui il microfono entra nell'inquadratura ed è indimenticabile l'inquadratura della fellatio in cui l'operatore chiede alla prostituta di spostarsi da davanti l'obiettivo così da riuscire a inquadrare il pisello del tipo) e, al contempo, di far entrare la vita dei messicani nel cinema (ricostruendo le risse da strada con chi è coinvolto in esse), arrivando infine a coniugare cinema e vita in una maniera mai vista prima: ed è cinema estremo, sì, ma perché quella vita è davvero estrema.

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