One way boogie woogie



One way boogie woogie (USA, 2011, 90') è il terzo capitolo, ma sarebbe meglio dire la terza variazione sul tema, del capolavoro omonimo del 1977, ed è esso stesso un capolavoro. L'opera è stata presentata in Belgio in occasione della prima esposizione dedicata esclusivamente al regista del Wisconsin e pare fosse accompagnata dalla musica di Leonard Cohen. Lo stile è quello cui Benning, nel corso della sua carriera, è approdato, quindi molto distante sia dal lungometraggio del '77 sia dalla seconda variazione sul tema, ovvero One way boogie woogie / 27 years laters (USA, 2005, 121'): lunghi piano-sequenza a macchina fissa, forte strutturalismo nell'inquadratura e 16mm. Il risultato è qualcosa di denso in cui l'autore manca del tutto, tant'è che la durata di ogni inquadratura è decretata dall'inquadratura stessa (Benning filma in 16mm, quindi i piano-sequenza si misurano tutti intorno ai dieci minuti), come già in RR (USA, 2007, 111'). A differenza delle altre opere dell'autore, però, One way boogie woogie è da considerarsi anche in relazione alle due che lo precedono; in queste, infatti, una curiosa dialettica tra permanente e impermanente, tra chiarezza e oscurità, tra solido e fluido faceva emergere una sorta di narrazione che relazionava oggetti inquadrati e inquadrature tra loro, creando infine la sensazione di una Milwaukee unitaria, frutto di relazioni che Milwaukee andava poi ad incarnare e a sussumere nella propria essenza, la quale era appunto quella di relazione ultima: Milwaukee era la causa formale delle relazioni che intercorrevano tra la singolarità di un oggetto e la singolarità di un altro oggetto, e Milwaukee era anche causa sostanziale di questi oggetti, perché nessuno di essi si trovava a esistere autonomamente. Per esempio, la prima inquadratura di One way boogie woogie / 27 years later rimanda alla successiva, che rimanda a sua volta alla successiva, e così via, in un’implicazione infinita:

()∞ = A  B  C  D  …  A  B  …  A  B  ...

Questa implicazione infinita è però esterna ai propri termini, nel senso che emerge da essi, poiché A non ha in sé B o C ma semplicemente rimanda a essi: è y, ovverosia One way boogie woogie / 27 years later inteso come film le cui inquadrature (A', B', C', D', ...) rimandano l'una all'altra e sono in sé aderenti agli oggetti (A, B, C, D, ...) di cui sono immagini, simulacri, per cui

A = A', B = B', C = C', D = D', ...

Non c'è solo una perfetta aderenza tra la teoria dell'inquadratura e quella dell'oggetto, in One way boogie woogie / 27 years later, ma anche - e soprattutto - una virtualità perfettamente immanente ora alla teoria dell'inquadratura (virtualità del film) ora alla teoria dell'oggetto (l'ambiente di Milwaukee, che è tutti gli oggetti concepiti simultaneamente). Lo schema di One way boogie woogie / 27 years later sarà allora l’implicazione infinita, e questa implicazione infinita è lo stesso One way boogie woogie / 27 years later, la cui formula viene a essere

()∞ = y

Ciò significa che il film emerge direttamente dall’inquadratura, è l’immagine di se stesso, è di per sé l’oggetto inquadrato nella sua virtualità più pura, che è quella di non essere un’individualità ma una singolarità in un insieme di molteplicità. Ora, nel One way boogie woogie del 2011 le cose cambiano, e la necessità di una terza variazione sul tema emerge direttamente dal cambiamento che è degli oggetti, che è di Milwaukee prima di essere del film, sul quale piuttosto si riversa; il film, al contrario, è sempre lo stesso, ha addirittura lo stesso nome, e questo perché la città stessa, pur essendo mutata, ha conservato il suo stesso nome. Questo fatto, e cioè che cambino gli oggetti e non il film, significa sostanzialmente che permane qualcosa, ed è giusto questo qualcosa a fare di One way boogie woogie un tema con differenti variazioni, il che è senz'altro la sua virtualità, ovvero la teoria che gli è intrinseca e che ritroviamo, per esempio, nel fatto che non muti la condizione cinematografica tipica di Benning, quella cioè per cui l'inquadratura corrisponde all'oggetto:

A = A', B = B', C = C', D = D', ...

Con ciò ci troviamo nell'anticamera del cinema dell'immanenza, la cui massima espressione è senz'altro Ten skies (Germania, 2004, 102'), ma è proprio questo punto a stravolgere completamente la terza variazione sul tema di One way boogie woogie, perché Milwaukee è cambiata e il mondo stesso non è più una relazione che fa del mondo un mondo ma è come territorializzato da relazioni che non emergono dagli oggetti ma creano essi stessi oggetti da relazionare. Detto in maniera piana (e forse un po' banale), c'è molta più solitudine nel mondo di quanta ce ne fosse negli anni Settanta poiché non c'è più una relazione spontanea: è come se non ci si relazionasse più con gli altri ma si fosse (e ci si trovasse) relazionati agli altri, quasi per sbaglio o per ineluttabilità. Si sarà già intuito, a questo punto, che anche il cinema, essendo d'immanenza, muta, e per quanto - e proprio perché - ogni inquadratura corrisponda, sia aderente all'oggetto inquadrato non si avrà più un y come totalità dell'inquadrato ma un'autonomia pressoché totale dell'inquadratura:

A = A'  B ∈ B' ∉ A

Infatti, se l'inquadratura dell'oggetto sarà aderente all'oggetto che inquadra e che l'autentica, l'inquadratura successiva non sarà aderente all'oggetto precedente ma a quello che a questo succede, cioè

¬ A = A' Λ A ≠ B  A' ≠ B'

Com'è palese, avremo così tante inquadrature quante sono gli oggetti filmati, ma soprattutto avremo tanti film quante sono le inquadrature:

A' =  x, B' = z, C' = w, D' = q, ...

Com'è dunque possibile un cinema come unicità, come un che di organico, in un'epoca della molteplicità più disgregata? Perché One way boogie woogie è un film e non diciotto film diversi? Si può parlare di cinema e non di film? Tutte questo domande si risolveranno nel momento in cui si troverà l'y, per cui, per semplificarci il lavoro, risponderemo solo a questa domanda: dov'è l'y in One way boogie woogie? In One way boogie woogie / 27 years later y era un determinante, per cui

| A B C D | = y,

ora, invece, è impossibile pensare che x, appartenendo ad A', determini z, che appartiene invece a B', diverso da A'. Di nuovo, com'è possibile il cinema? A posteriori è certo che il cinema sia possibile (la terza variazione sul tema di  One way boogie woogie lo dimostra), quindi è probabile che la domanda sia mal posta, motivo per cui è forse il caso di affrontare la questione da un altro lato e partire da questo dato di fatto: One way boogie woogie, essendo una variazione su un tema che è eminentemente cinema, è esso stesso cinema, ed è cinema come possibilità, in quanto esistenza di una possibilità di coesione tra A, B, C, D, ... Lo scarto tra i due cinema, quello contemplativo degli esordi e quello dell'immanenza di oggi, è palese, ma è anche tremendamente radicale, specie se si considera il fatto che A = A', sia nel cinema contemplativo sia nel cinema dell'immenenza (è questo il loro minimo comune denominatore), sia in One way boogie woogie / 27 years later sia nel One way boogie woogie del 2011. Lo strutturalismo di Benning, del resto, è ciò che permane, è - come dire - il tema della sua opera (si pensi a Stemple pass (USA, 2013, 121'), per esempio), ed è questo strutturalismo a garantire il fatto che A = A', che l'oggetto sia l'inquadratura che lo inquadra e, soprattutto, che l'inquadratura sia di per se stessa oggetto; in fondo, non è forse l'oggettualità dell'inquadratura a concretizzare una possibilità di cinema? Dunque, dov'è la y? La y è data, è la terza variazione, ma questa è data nel momento in cui è la stessa y, è lo stesso film a garantire l'esistenza di una possibilità di coesione tra le varie inquadrature e tra i vari oggetti. Ecco perché Benning ha dovuto trapassare il cinema contemplativo nel cinema dell'immanenza: perché la Milwaukee è figlia di un tempo coatto, che tende a disgregare ciò che è in esso, a dissolverlo o, peggio ancora, a smembrarlo e fare in modo che quelle parti non si riconoscano in un'unità originaria e originale che dunque sono ma che continuino a contendersi l'esistenza come antagonisti che devono appropriarsi di qualcosa che gli è esterno e non (ri)conoscono, cioè la loro fondamentale unità; nella terza variazione sul tema, al contrario, Milwaukee si ritrova a essere direttamente One way boogie woogie, l'oggetto ritrova la propria autenticità, il proprio orgoglio di esistere, il suo essere singolare plurale solo e soltanto nell'euforia del cinema, e tutto si (con)fonde a tal punto da far pensare che in un'epoca di disgregazione e di confusione identitaria come quella presente sia giusto il cinema dell'immanenza l'unica possibilità che ha il mondo per ritrovarsi, salvarsi e quindi esistere. Ora, Ten skies, come si è visto, è senza dubbio la massima espressione di questo cinema, ma è con la terza variazione sul tema di One way boogie woogie che Benning formula espressamente (fonda, si potrebbe dire) il cinema dell'immanenza, dandoci le principali coordinate di esso, e non poteva essere altrimenti, perché per fondare un cinema dell'immanenza, per formularlo espressamente serviva, com'è ora chiaro, che questo fosse nel tempo come gli oggetti ripreso, quindi in maniera continua e non puntuale, non del 2011 ma del lasso di tempo che intercorre dal 1977 al 2011.

 
 

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