Manila


Prima di Buenas noches, España (Spagna, 2011, 70'), lo stesso anno d'uscita di quel capolavoro che va sotto il nome di Now showing (Filippine, 2008, 280'), Raya Martin termina un'opera a quattro mani, come sarà per l'altro capolavoro di Raya, La última película (Messico, 2013, 88'), questa volta con l'aiuto di Adolfo Alix Jr., anch'egli filippino: il film s'intitola Manila (Filippine, 2008, 85'), titolo che già riecheggia i nome di due dei padri putativi della new wave filippina, ovverosia Lino Brocka, in particolar modo per quanto riguarda il suo Manila in the claws of light (Filippine, 1975, 123'), sebbene il film di Raya e Adolfo sia più vicino a Jaguar (Filippine, 1979, 123'), e di Ishmael Bernal, il cui Himala (Filippine, 1982, 124') continua a essere un pilastro fondamentale per la new wave filippina e il cui Manila by night o, a seconda dei casi, City after dark (Filippine, 1980, 150') viene direttamente richiamato in Manila; il lungometraggio di Raya e Alix Jr., infatti, è fondamentalmente una sorta di metacinema stagliato tra la luce più accecante e l'ombra più abissale ed è in grado di convogliare in sé gli elementi più tipici della cinematografia filippina, dall'invettiva politica all'analisi socio-culturale, con tanto di cameo di registi del calibro di Lav Diaz, che in quel periodo aveva appena finito le riprese di Death in the land of encantos (Filippine, 2007, 540') e stava lavorando a Melancholia (Filippine, 2008, 450'), proseguendo così nella direzione intrapresa con Autohystoria (Filippine, 2007, 95') e A short film about the indio nacional (or the prolonged sorrow of the filipinos) (Filippine, 2005, 96')È proprio questa porzione di film a dividere l'opera in una prima parte, diretta da Raya Martin, e in una seconda, diretta da Adolfo Alix Jr.. Le due parti, sebbene complementari e stilisticamente vicine, si differenziano radicalmente per il modus operandi due registi, specie se si considera l'asciuttezza e il lavoro di sottrazione che Raya Martin opera nella sua parte di pellicola, quella diurna, che prende le mosse dalla pellicola sopraccitata di Bernal e, con l'espediente di mostrare le disavventure di un tossicodipendente, mette letteralmente a nudo Manila, ridotta a un contenitore asettico in cui ogni cosa sembra essere più ricordata che ripresa e tutto assume infine le sembianze di un vecchio quaderno di fotografie pieno di polvere; viceversa, il segmento notturno di Adolfo Alix Jr., che trova invece nel Jaguar di Brocka la propria forza motrice, concentra la propria attenzione sulla storia, che dinamicizza fino al convulso finale, dopo il quale si ritorna a quelle sequenze che tendono a chiosare le vicende del protagonista come una sorta di paradigma proprio della città di Manila. Si passa così dal recupero cinefilo alla riflessione politica, e credo che stia proprio qui la forza della pellicola di Raya Martin e di Adolfo Alix Jr., nel fatto cioè di non essere mai un puro esercizio di stile ma di inserirsi, proprio allora che poteva diventare tale, in quel continuum del cinema filippino che concepisce il cinema prima come sforzo culturale e, di conseguenza, come atto politico; come in Imburnal (Filippine, 2008, 112'), che pure sembra distantissimo da quest'opera, è anche qui presente infatti un tentativo di riflessione critica sulle attuali condizioni delle Filippine, condizioni che, paradossalmente ma non troppo, permettono questo cinema, rendendolo autentico come pochi.

2 commenti:

  1. "dall'invettiva politica all'analisi socio-culturale, con tanto di cameo di registi del calibro di Lav Diaz, che in quel periodo aveva appena finito le riprese di Death in the land of encantos (Filippine, 2007, 540') e stava lavorando a Melancholia (Filippine, 2008, 450')"... Scusa Yorick, ma con questa frase credo tu abbia commesso un piccolo errore di copiatura: la ripeti due volte...
    A parte questo, è interessante questa collaborazione a quattro mani, soprattutto perchè Adolfo Alix è un regista di cui ancora non visto nulla, ma che incuriosice; il suo "Chassis" è da parecchio tempo nel contenitore delle attese, il trailer ispira di brutto!

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    1. Corretto, grazie. Demenza mia...

      Comunque di Alix ho visto solamente "Batanes", che è un bel film, ma non è proprio nelle nostre corde, per così dire... Spero che su "Chassis" abbia ragione tu.

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