Lisbon revisited


Lisbon revisited (Portogallo, 2014, 66'), com'è palese fin dal titolo, recupera Pessoa, ma lo recupera in maniera obliqua e di fatto lo declina secondo le proprie esigenze. In fondo, Edgar Pêra non si promette di fare una didascalia al testo di Pessoa, cosa che sarebbe oltremodo inutile e innocua (Filme do Desassossego (Portogallo, 2010, 120') di João Botelho potrebbe esserne un esempio, per certi versi), ma di portare Pessoa nel cinema e di fare dei suoi concetti immagini in cui i concetti stessi non si risolvono ma trovano, semmai, un appiglio, un punto di contatto o qualcosa del genere. È, in questo senso, un cinema avanti di anni e anni, quello di Pêra, ma ciò è dovuto al fatto che il cinema di Pêra è, come egli stesso ebbe a dire in presentazione a Lisbon revisited, un cinema puro in un'epoca in cui il puro e l'impuro si trovano sovente mischiati e intrecciati indissolubilmente: è un'esperienza visiva, ecco tutto, e con ciò è cinema - pellicola in grado di veicolare ed esprimere l'infinita potenza del cinema. Il pensiero, a questo grado di vissuto, si annulla, e si entra in una dimensione (quella del 3D) in cui conta soltanto l'esperienza, che non fornisce risposte perché annulla qualsiasi domanda: l'immagine si fa materica, i colori contrastano in un negativo psichedelico e si ha come la sensazione non soltanto di essere sommersi dalla quella realtà, che il cinema crea, ma di essere un tutt'uno con quelle foglie, con quegli alberi, con quelle statue, perché ora il cinema non si limita a creare la realtà ma, con un movimento che mostra tutta la forza di quest'arte e la fiducia, quasi commovente, che gente come Pêra nutre nei suoi confronti, la invade, letteralmente, sfondando lo schermo e penetrando in quella realtà che vorremmo tanto riuscire a difendere, e la maggior parte dei film, oggi, con la loro aurea di finzione e di riproduzione, ci aiutano nell'impresa, da incursioni che non crediamo le siano proprie e che, invece, le sono addirittura connaturate; sono incursioni, queste, davvero eversive e soprattutto sovversive, poiché mostrano la labilità dei confini tra il reale e l'irreale, tra il concetto e l'immagine, e smussano la rigidità con cui diversi confini hanno creato dualismi di fatto inesistenti ma necessari per istituzionalizzare il reale e l'irreale, il pensiero e l'immagine. Ecco, Lisbon revisited è un affronto a questo fascismo, un atto di libertà che libera, non una catarsi ma una liberazione che soltanto l'arte, a esclusione della filosofia, può permettersi, perché l'arte, a differenza della politica, non è mai messianica e parla a ognuno con voce e linguaggi differenti, propri di ognuno, la cui univocità, insomma, è frutto di una polivocità di fondo. 

No: non voglio nulla. 
Ho già detto che non voglio nulla.
Non mi si venga con conclusioni! 
L'unica conclusione è morire.
Non mi si venga con estetiche! 
Non mi si parli di morale! 
Mi si porti via di qui la metafisica! 
Non mi si proclamino sistemi completi, non mi si elenchino conquiste 
delle scienze (della scienze, mio Dio, delle scienze!) - 
delle scienze, delle arti, della civiltà moderna!
Che male ho fatto io agli dèi tutti?
Se avete la verità, tenetevela!
Sono un tecnico, ma ho tecnica solo dentro la tecnica. 
A parte questo sono pazzo, con tutto il diritto di esserlo. 
Con tutto il diritto di esserlo, capito?
Non mi seccate, per l'amor di Dio!
Mi si voleva sposato, quotidiano e tassabile? 
Mi si voleva il contrario di questo, il contrario di qualcosa? 
Se io fossi un'altra persona tutti asseconderei. 
Così, come sono, abbiate pazienza! 
Andate al diavolo senza di me, 
o lasciatemi andare al diavolo da solo! 
Perché dovremmo andarci insieme?
Non mi si afferri il braccio! 
Non mi piace che mi si afferri per il braccio. Voglio essere solo, 
ho già detto che sono solo da solo! 
Ah, che seccatura voler che io sia di compagnia!
O cielo azzurro -lo stesso della mia infanzia- 
eterna verità vuota e perfetta! 
O ameno Tago ancestrale e muto, 
piccola verità in cui il cielo si riflette! 
O amarezza rivisitata, Lisbona di un tempo e di oggi! 
Nulla mi date, nulla mi togliete, nulla che io mi senta siete.
Lasciatemi in pace! Non m'attardo, che io non m'attardo mai... 
E finché s'attardano l'Abisso e il Silenzio voglio stare solo!

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