Juntos


Juntos (Messico, 2009, 73') precede di un anno Todo, en fin, el silencio lo ocupaba (Messico, 2010, 62'), e già da questo semplice fatto cronologico si può evincere come la pellicola segni un punto importante, di svolta forse, nella cinematografia di Pereda; Todo, en fin el silencio lo ocupaba, infatti, è coevo a Verano de Goliat (Messico/Canada, 2010, 76'), che in un certo senso concretizza quello che nel documentario in bianco e nero era espresso in via quasi esclusivamente teorica, e cioè che il principale punto d'interesse, per Pereda, sia il silenzio, perché è esso, ed esso soltanto, a strutturare le pellicole del messicano, sia dal punto di vista narrativo che da quello visivo. Los ausentes (Messico/Spagna/Francia, 2014, 80') porta alle estreme conseguenze questa sensibilità artistica, ed è un'estasi - estatica e minimalista. Juntos, come accennato, viene prima, e per quanto alcuni elementi (la fuga nella natura, l'out-focus tra la natura etc.) saranno in seguito ripresi nelle pellicole successive e per quanto essi trovino già in Juntos una propria dimensione autentica e autonoma, il lungometraggio del 2009 non può ancora essere annoverato nella seconda fase del regista messicano. La linea di separazione tra i periodi credo possa essere rintracciata nell'attenzione che Pereda rivolge ai personaggi: se in seguito sarà prediletta un'introspezione massiccia nell'intimo dei personaggi, fino a crearne un universo-mondo che non è meno fisico di quello in cui viviamo (Los ausentes), ora Pereda è più che altro interessato ai loro rapporti, sia che essi li intreccino con altri esseri umani sia che questi riguardino l'ambiente circostante nel quale si trovano. Anzi, è proprio la transizione da un rapporto all'altro a definire lo scarto da una fase all'altra nella cinematografia di Pereda; da una parte abbiamo infatti un ambiente chiuso, oclofobico e pieno di problemi in cui tutto ciò che l'essere umano può fare è tentare d'installare un rapporto con un proprio simile, dall'altra invece gli spazi si liberano, le inquadrature diventano piani lunghissimi e l'uomo si ritrova con se stesso nell'ambiente che lo definisce e nel quale deve perdersi in vista di un'indefinibile liberazione. Ecco, il cinema di Pereda sfocia proprio in questa liberazione, ed è liberazione esso stesso. Lungi, però, dal definire la prima fase della sua filmografia come gradino necessario in vista della catarsi, è doveroso sottolineare come già questa fase rechi in sé le tracce di un'autorialità non indifferente, che la rende autonoma sia dal punto di vista visivo che da quello contenutistico: ed è cinema che vola altissimo già da ora, già sin da queste prime battute.

5 commenti:

  1. Hai finito di rubarmi i film dalla mia lista "da vedere" su Mubi? :P

    Scherzi a parte, interessante il tracciato che in breve tempo sei riuscito a evidenziare nell'operato di Pereda, e sicuramente "Todo en filn..." determina un punto di svolta anzi, lo definirei quasi come un off-course, una pausa riflessiva. Perchè anche se risalente a un primo percorso, solo a scorrere sui fotogrammi di questo "Juntos" si riscontra comunque quello stile che delinea "Verano...", perlomeno esteticamente. A ogni modo, stasera lo guardo e poi ti faccio sapere le mie impressioni.

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    1. A dire il vero questo me l'ha passato Albe, che è spuntato dal nulla con 'sto film. Io dovevo ancora mettermi a cercarlo, perché al momento mi sto riguardando tutto Benning. Comunque, sì, fai bene a vederlo, ma secondo me dopo "Los ausentes" ne rimarrai almeno parzialmente deluso.

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    2. Eh, ti credo. Difficile superare quel capolavoro di "Los Ausentes", almeno finora... Vediamo cosa ci riserverà Pereda in futuro.

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    3. Concordo in tutto, resta interessante specialmente come scoperta di un Pereda prima fase. Non pensavo però che lo svolgimento interno si protrasse per tre quarti della pellicola (inizia bene, ma nella parte centrale ha teso ad annoiarmi - la sequenza del frigorifero poi...). L'attenzione si risveglia proprio nell'ultimo quarto d'ora (sei un furbacchione, hai saputo sceglierli bene i fotogrammi), che da sola, direi raggiunge quasi le stesse potenzialità di "Verano de Goliath", formandosi quindi come un degno anticipatore... A questo punto, sarebbe interessante recuperare i film precedenti a questo.

      P.S. Due curiosità:
      1) la ragazza è la stessa attrice di "Paraisos Artificiales", l'avevi notato?
      2) La scena di lei che dorme su quella collinetta, ne ricorda in parte una simile in "Casa de Lava" di Costa.. Ora posto un confronto su echi ;)

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    4. Sì, in effetti i fotogrammi possono essere fuorvianti, e in effetti concordo con te su quest'ingerenza tramistica, che può infastidire, ma perché - credo - siamo abituati a un altro Pereda. La scena del frigorifero, però, per me resta potentissima, forse uno dei migliori momenti del film. BTW, non mi ero affatto accorto che lei fosse l'attrice di PA. Curioso, bisognerà iniziare a segnarsi i film anche in base agli attori...

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