II (Two)


Contemplativo in maniera estenuante estenuante e un minimalismo che asciuga anche l'ultima goccia di speranza: il cortometraggio del greco-teutonico Efthimis Kosemund Sanidis è di una bellezza disperata e disperante ma indefinibile, e forse sta proprio in questo ermetismo di fondo la potenza di II (Grecia/Germania, 2014, 16'), perché non c'è un senso alla disperazione, e mentre si assiste alla camminata del vecchio spesso, ai suo inciampi, al suo strano modo di camminare, si ha come la sensazione che l'incontro con la sposa possa in una certa maniera mettere fine a quell'angoscia della distanza formulandosi quantomeno come punto fermo e stasi. Non è così, perché la distanza aumenta in maniera direttamente proporzionale alla vicinanza, e senza farsi kafkiano II riesce nell'intento di portare la disperazione là dove non sarà più estirpabile: nell'intimo, ovverosia nello stesso luogo in cui la porta, per esempio, Shultes (Russia, 2008, 100'), dove cioè lo spazio e il tempo si disfano e non ci sono più coordinate logiche per trovare il bandolo della matassa. Si è soli con se stessi, e il sé che si è non è altro che la propria disperazione. Micidiale.

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