Fotogrammi #15: Lunch break


Sharon Lockhart, Lunch break (USA, 2008, 83'): «Quello che la mente non ha il tempo di trattenere, quello che l'occhio non ha né il tempo né il campo visivo necessari per vedere in un'espressione - i prodromi, la nascita, l'evoluzione, la lotta tra i sentimenti intercorrenti che compongono alla fine la loro risultante - tutto questo, il ralenti lo mostra a volontà. E le dimensioni dello schermo permettono di esaminarlo come sotto una lente di ingrandimento. Lì, le migliori menzogne restano prive di forza, mentre la verità esplode a prima vista, colpisce lo spettatore con l'immediatezza dell'evidenza, suscita in lui un'emozione estetica, una sorta di ammirazione e di piacere infallibili. Questo sentimento è capitato a tutti di provarlo improvvisamente davanti a certe immagini di attualità in cui erano stati colti dei gesti veri. Gli specchi sono testimoni superficiali e infedeli (invertono il nostro azigomorfismo che riveste un ruolo fondamentale nell'espressione). Chi non vorrebbe avere la possibilità di consultare quotidianamente su se stesso un osservatore come il cinematografo, per verificare la propria sincerità, la propria forza di convinzione?» (Jean Epstein, Fotogenia dell'imponderabile in L'essenza del cinema. Scritti sulla settima arte)

2 commenti:

  1. Alla fine ne hai scritto quindi. Ma d'altronde credo fosse qualcosa che prima o poi dovevi fare. Era lampante, che quest'infinita carrellata frontale che porta il nome di "Lunch Break", fosse penetrata in maniera insidiosa nel tuo profondo ;) Mi hai messo voglia di rivederlo, potrei anche rivalutarlo di una stella. A modo suo, aveva comunque lasciato qualcosa anche a me, tanto che all'epoca in cui lo vidi (non ricordo se te lo avevo già fatto presente 'sto fatto) feci anche un calcolo di quanto fosse durato il film, se fosse stato proiettato ad un avanzamento comune (24/25 fps). Non vorrei sbagliare, ma se la memoria non m'inganna, la Lochart in realtà dovrebbe aver girato il tutto in 10/12 minuti...

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    1. I tuoi calcoli sono giustissimi, credo infatti che la pausa pranzo sia di undici minuti. Comunque, sì, sono abbastanza sicuro che lo rivaluterai di una stella, appena lo vedrai. La Lockhart, del resto, sembra riuscire perfettamente nell'intento di far proprio l'insegnamento di Benning e di rimodellarlo secondo la propria sensibilità, in un certo senso facendolo fluire e progredire. Grande regista.

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