Farewell 1999


Film-cadavere, Farewell 1999 (Taiwan, 2003, 26'), e non tanto perché l'amartia della pellicola sia la morte della madre della regista quanto perché, di fatto, la morte non è nemmeno un tema ma prevarica sul film stesso, riducendolo, appunto, a quel film-cadavere che a conti fatti è. E in questo senso è meraviglioso, Farewell 1999, e soprattutto autentico, perché la visività non muore e anche la morte, in Farewell 1999, assume i connotati della vita: è il contorno della vita, ovvero ciò che permette alla vita di farsi, disfarsi e rifarsi. Di oltrepassarsi. Di essere continuamente vita, rinnovata e splendente. Per questo la parola è accantonata nel fuoricampo, perché il campo è lo spazio della morte e della visività, mentre il fuoricampo, invece, è un'altra vita ancora, che abbaglia la morte e fa vibrare il visivo: «Il cinema è divenuto parlante in questa forma, il parlante era davvero una dimensione dell'immagine visiva. Parlare faceva vedere. Il parlare poteva non essere visto, ma in quel caso si trattava della voce fuoricampo. Il fuoricampo, il non-visto, la parola udita ma non-vista, è una dimensione dello spazio visivo, un prolungamento dello spazio visivo al di fuori dell'inquadratura. Il fuoricampo non si vede, ma non per questo non è visivo, può essere definito solo come ciò che oltrepassa il quadro visivo» (Gilles Deleuze, Il sapere. Corso su Michel Foucault (1985-1986) /1). Ecco, allora, che qualcosa s'illumina, nell'abbaglio-oscurità generale che in Farewell 1999 è la stessa immagine cinematografica - e cos'è questo qualcosa? Ebbene, è la morte, ossia il silenzio. Morte e silenzio, infatti, si confondono e vengono dischiusi dalla luce della parola e della vita: vivono e vivono di per se stessi, perché sono entrambi contorni, limiti. Così, se il silenzio è il limite della parola e la morte è il limite della vita, allora la visività è ciò che quadra il cerchio, la cui circonferenza è la morte-silenzio e la cui area è la vita-parola, e quadrandolo, il cerchio, è la visività, su tutto, a essere, a rimanere, in Farewell 1999, che ecco scoprirsi puro cinema.

2 commenti:

  1. molto bella la recensione, davvero! Ho controllato nella cartella che mi hai lasciato per vedere se c'era... Me lo procuro comunque, non appena torniamo da loca... pronto?

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    1. Quindi non c'era? O.o

      Strano, mi pareva di avertelo passato. Te lo passo appena ci vediamo, perché è una delle cose visivamente più potenti che abbia mai visto... ma prima pensiamo a Locarno ^__^

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