Double tide


L'estenuante carrellata in avanti di Lunch break (USA, 2008, 83') s'irrigidisce nella fissità della macchina fissa di Double tide (USA, 2010, 99'), pellicola di chiara matrice benninghiana composta da due piani-sequenza (in realtà sono molti di più, perché il film è girato in 16mm, dunque ogni dieci minuti le bobine vengono sostituite) che riprendono una donna, prima all'alba e poi al tramonto, intenta a raccogliere vongole in una spiaggia paludosa del nord Atlantico. Oppure: l'estenuante carrellata in avanti di Lunch break s'irrigidisce nella fissità della macchina fissa di Double tide, pellicola di chiara matrice benninghiana composta da due piani-sequenza che riprendono una spiaggia paludosa del nord Atlantico, dove una donna è intenta a raccogliere vongole, prima all'alba e poi al tramonto. Oppure (ancora): l'estenuante carrellata in avanti di Lunch break s'irrigidisce nella fissità della macchina fissa di Double tide, pellicola di chiara matrice benninghiana composta da due piani-sequenza che riprendono l'alba e il tramonto in una spiaggia paludosa del nord Atlantico, dove una donna è intenta a raccogliere vongole. Il soggetto visibile, in Double tide, si moltiplica fino ad assentarsi e lasciare spazio alla più pura e aperta delle meditazioni, tant'è che Double tide non è che questo: una meditazione, un orizzonte che si apre alla contemplazione - si potrebbe anche dire un punto di fuga. Come tale, Double tide accumula oggetti sempre sul punto di divenire soggetti ma ogni volta rimpiazzati dall'approssimarsi di un altro oggetto o semi-soggetto e nel suo schiudersi, Double tide, dà la possibilità allo spettatore di immergersi nell'ambiente che, più che riprodurre, crea secondo le coordinate che sono proprie di ogni realtà fruibile da un essere umano, ovvero lo spazio e il tempo, le due forme a priori della sensibilità kantiana. All'interno di questi, inoltre, si giocano delle dialettiche che li dinamizzano, per quanto metafisicamente, e tutto Double tide è come vibrante di tali dinamiche sotterranee: lo spazio è continuamente teso tra l'immobilità e il movimento, mentre il tempo è compenetrato da un vissuto, quello dello spettatore e/o quello della raccoglitrice di vongole, che lo soggettiva e da una temporalità, propria dell'ambiente, che lo oggettiva e per certi versi lo fissa, lo cristallizza. Questo è Double tide, ma non basta. Il soggetto umano, infatti, altri non è che Jen Casad, l'artista, che qui raccoglie vongole il più delle volte con una mano per preservare quella con cui forma le sue opere, ed eccolo qui, un altro appiglio alla poetica benninghiana: il sacrificio per l'arte, che sta alla base di ogni forma d'arte perché è il modo stesso in cui si fa arte - sacrificio che Benning ha incarnato nella propria vita e che la Lockhart mostra sulla pelle della Casad. 

2 commenti:

  1. Oppure: l'estenuante carrellata in avanti di Lunch break era troppo estenuante per il sottoscritto, che non ha amato particolarmente quel film (però ci ripenso molte volte, sono sincero). Magari con la raccolta di vongole il sottoscritto potrà trovarsi più a suo agio ;)
    Era comunque già segnato questo Double Tide, era l'altra possibilità che volevo dare alla Sharon (ma anche Podworka, suscitava interesse). Mi piace il termine "meditazione", infatti si potrebbe cominciare a usarlo più spesso, c'è anche una lista su Mubi: "Meditative Cinema"...

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    1. Secondo me LB era geniale, contando che quegli operai avevano soltanto 11 minuti di pausa... Comunque questo dovrebbe piacerti, anche se da quel che ho intuito tu e Slow non apprezzate granché il cinema di matrice benninghiana. Cheppoi, quando lo presentarono al MoMa, questo DT, fu proprio dio Benning a introdurlo ^_^

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