Demolition (Chaiqian)


Credo sia parecchio difficile, per non dire impossibile, considerare Sniadecki un regista statunitense: egli è in tutto e per tutto un regista cinema, appartenente a quella new wave documentaristica che, nel tempo, ha sfornato capolavori del calibro di Karamay (Cina, 2010, 356') e Crude oil (Olanda, 2008, 840'), e questo non tanto perché gli ambienti del cinema di Sniadecki si risolvono nel panorama asiatico quanto, piuttosto, perché, fatta eccezione per quello stand-off folgorante che risponde al titolo di Yumen (USA, 2012, 65'), l'estetica di Sniadecki è vicinissima a quella di un Wang Bing, per fare un nome, da cui pure si discosta, come si è visto per quanto riguardava The iron ministry (Cina, 2014, 82'), ma nella cui traccia rimane e permane sia per la sensibilità con cui guarda a certe dinamiche sociali sia, e forse soprattutto, per il dinamismo statico attraverso il quale l'autore tenta di estraniarsi dall'opera e restituire un documentario che non è soltanto etnografico perché è palese che Sniadecki stesso, che ha vissuto per diversi anni in Cina, ci si ritrovi, nella realtà documentata. Demolition (Cina, 2008, 62'), da questo punto di vista, non fa molta differenza: l'attenzione è rivolta a un distretto nella Cina occidentale in fase di demolizione, e la riflessione che da qui si protrae riguarda direttamente, come sarà per The iron ministry, la trasformazione economico-sociale, ma anche architettonico-ambientale, che ha in tempi recenti investito la Cina; come in The iron ministry, però, anche in Demolition lo sguardo si fa attento rispetto al sociale, e con la tipica estetica del piano-sequenza Sniadecki riesce a penetrare e a far emergere i rapporti che si costituiscono in quel cantiere. Il risultato, dunque, è un film talmente umano da spiazzare, specie se si considera il forte strutturalismo dell'inquadratura di Sniadecki, strutturalismo che non coinvolge esclusivamente gli oggetti ma anche gli uomini che sono come in simbiosi con quegli oggetti e insieme ai quali compongono quell'ambiente che Sniadecki riesce infine a sintetizzare tramite questi due elementi. 

2 commenti:

  1. Questo mi ricorda veramente "Distant". Sia esteticamente (uno dei tredici piani sequenza, rappresenta proprio un cantiere in fase di demolizione, parecchio simile tra l'altro a quello ritratto nelle foto qui sopra) ma in modo particolare, proprio per questo insistito tema di fondo sulla trasformazione economico-sociale vissuta dalla Cina. Ultimamente, In molti la stanno diffondendo attraverso il cinema.

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    1. "Distant" è una delle opere di cui sento più la mancanza, soprattutto dopo aver letto la tua bellissima recensione a riguardo. Spero si possa rimediare al più presto. Per quanto riguarda Sniadecki, questo è un gran film, e ho forti dubbi sul fatto che non potrebbe piacerti; in un certo senso, è molto dissimile da "The iron ministry", eppure molto vicino.

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