71° Mostra del cinema di Venezia: Tales (Ghesseha)


Certo non è cinema, Ghesseha (Iran, 2014, 88'), tutt'al più giornalismo per immagini, e già questo infastidisce, e per quanto sia difficile svicolare dalla realtà iraniana, che in un certo senso non può che far emergere pellicole girate più di pancia che di testa, più per protesta che per sensibilità cinematografica, riesce comunque difficile non sentirsi urtati dal lungometraggio di Rakhshan Bani-Etemad, che, mischiando la fiction al documentario, partorisce un qualcosa che è subito smorzato per il poco rispetto nei confronti del mezzo utilizzato. Ecco, Rakhshan Bani-Etemad utilizza il cinema come mezzo e mai come oggetto, e veicolando il cinema, facendo cioè di esso un veicolo per scopi più grandi, lo degrada, con la logica conseguenza di degradare anche l'argomento trattato, argomento che è di indubbia importanza, visto che spazia dalla condizione femminile a quella dei lavoratori, ambedue accomunate da una miseria prima di tutto esistenziale e solamente poi economica; non si tratta, sia chiaro, di un discorso puramente teorico, tutt'altro: la pratica filmica che il regista adopera è di bassa lega, e basterebbe dare un occhio al montaggio per rendersene immediatamente conto. Torna in mente, a questo punto il cortometraggio di Eyas Al Mokdad e Orwa Al Mokdad, Tahtt Al-Khazzan - Under the tank (Siria, 2014, 10'), e vien quasi da maledirsi per il fatto di non riuscire ad apprezzare quantomeno l'intento: ma l'intento, appunto, è solamente un a posteriori che dovrebbe giustificare l'a priori che è, naturalmente, la scelta del mezzo, e se mezzo e oggetto non arrivano infine ad aderire perfettamente significa che qualcosa non quadra e che, forse, si sarebbe dovuto scegliere un altro modo per veicolare il tutto (un saggio, in questo caso). A questo punto, allora, l'unica maledizione possibile è da rivolgersi al regista, il cui tentativo di mostrare una certa realtà - lo ribadisco - è encomiabile, ma il risultato cui giunge è senza dubbio esecrabile, perché in fondo non ha fatto altro che prostituire il cinema.

VOTO: 1/5

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