71° Mostra del cinema di Venezia: Reality (Réalité)


Chi apprezza il cinema di Dupieux, di certo non rimarrà deluso da questo Reality (Francia, 2014, 87'), ma al sottoscritto aveva già parecchio infastidito quel Rubber (Francia, 2010, 85') che fece storcere il naso a molti e gridare al capolavoro ad altrettanti e, insomma, la sorpresa, anche in questo caso, non è arrivata: strano per essere strano è la prima definizione che mi viene in mente per descrivere l'ultima opera registica del francese, e forse è la più incalzante - e la domanda rimane, dov'è il cinema? Dupieux si rivela di certo un maestro a destreggiarsi in una trama labirintica e insidiosa, ma non altrettanto a domare l'onirico, che è infine la realtà del titolo. Lynch, che da queste parti non è ugualmente benaccetto, aveva pure tentato un esperimento simile, ma laddove in Mulholland Drive (USA, 2001, 147') l'onirico si sdoppiava, a seguito della scena saffica per intenderci, in Dupieux non avviene quella magia per cui le cose si scardinano ed è infine il visivo ad esprimere la trama (ecco l'errore di Lynch: aver fatto emergere la trama dalla visività e non aver invece reso indipendente il visivo) ma tutto procede a suon di colpi di scena che, in fondo, trovano il tempo che trovano. Certo, la realtà sarà senz'altro un abbaglio onirico, e noialtri non siamo che lo spettacolo degli spettatori che dunque siamo grazie alla pervasività della televisione delle nostre vite, ma alla fine del lungometraggio si ha come la sensazione che ciò non basti e che qualcosa stoni. Cosa non basta, cosa stona? Il modo in cui se l'è cavata Dupieux, evidentemente, perché Dupieux, a voler essere pignoli, non se l'è cavata affatto, e ha sommerso il visivo con un pastiche tramistico che è tutta letteratura e niente cinema: ha creato qualcosa che ha imbruttito a suon di colpi di scena e, anziché di lasciar emergere un assurdo che fosse uno, ha disgregato l'assurdità in un qualcosa d'innocuo che è ogni singolo colpo di scena, quindi una miriade di assurdità in lotta tra loro, una lotta che annulla e annichilisce ognuna di queste assurdità nel disperato tentativo di fare del film stesso il vero e proprio colpo di scena. Rimane, così, soltanto una trama da tenere d'occhio e nessun visivo da contemplare, e in effetti è esclusivamente dalla trama (la letteratura), non dall'immagine (il cinema), che lo spettacolo della sorpresa e il solluchero nel vedersi raggirati dall'ennesima svolta del realtà - cardini di Reality - emergono, e, come se non bastasse, è un solluchero, un godimento che dura quanto la svolta che l'ha provocato - e, in fin dei conti, chi se ne frega di godere quando non c'è alcun godimento da contemplare?

VOTO: 1/5

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