71° Mostra del cinema di Venezia: La rançon de la gloire

Definire La rançon de la gloire (Francia/Belgio/Svizzera, 2014, 115') una commedia è azzardato, ed è azzardato perché la produzione francofona non si limita alla commedia spensierata, ma tenta in tutti i modi di rimpinzarla e imbottirla di drammi a metà tra l'emotivo e il sociale; certo, si potrebbe credere che, in fin dei conti, ciò sostanzi il film, ma la realtà è che non fa altro che imbruttirlo, il film, rendendolo un che di altezzoso (nella sua scontentezza) e inconcludente, forse addirittura fastidioso, se considerato dal lato artistico, per il modo cioè in cui presenta e riflette, tra virgolette, sul personaggio di Charlot. Insomma, è un film commerciale, ma di quel commerciale che ammicca un po' a chiunque senza convincere realmente nessuno, né gli amanti del dramma né quelli della commedia, tantomeno gli immigranti, nel film rappresentati in maniera così caricaturale da risultare grotteschi, o i poveri. Pesa, su ciò, soprattutto la produzione, mega- in questo caso, che sicuramente avrà spinto affinché la pellicola assumesse i contorni il più vicino possibile al classico drammone americano sì da riempire i multiplex, e in effetti La rançon de la glore mira solamente a questo, al circuito dei multiplex, e che un film simile appaia in una cornice qual è quella della Mostra del cinema appare strano solo nel momento in cui non si realizza che, in realtà, anche la Mostra del cinema ha perso il suo fascino e s'è ridotta a dar concorrenza a Cannes, quindi a semplice e gretta passerella, più business che cinema, vetrina per i produttori più che festival per cinefili: e in questo senso La rançon de la gloire è un capolavoro.

VOTO: 1/5

2 commenti:

  1. Mi pare che al momento, leggendo anche le opinioni di altre persone lì a Venezia, la Mostra stia fallendo di brutto.

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    1. Oddio, sei risorto! Grandissimo!! Ci mancavi tantissimo, da queste parti - ma questo già lo sai :)

      Comunque, sì, la Mostra quest'anno è di una miseria. C'è da sperare in Seidl, Hui e pochi altri (c'è un vietnamita che mi ispira una cifra, ma anche quello sarà un salto nel vuoto e per la legge dei grandi numeri...). Per ora, solamente Oppenheimer è riuscito ad entusiasmarmi parecchio, nient'altro. Assurdo. Ormai Venezia è solamente una vetrina borghese che non ha nulla a che fare col cinema. Per quello bisognerà aspettare Torino...

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