Summer of Goliath (Verano de Goliat)

Il cinema di Pereda, lo si è visto a proposito di Todo, en fin, el silencio lo ocupaba (Messico, 2010, 62'), è un cinema di silenzio ed è un cinema nel silenzio, nel senso che il silenzio, nelle pellicole del messicano, non si limita a permeare le cose ma è come se da queste emergesse con una naturalità che è propria degli splendori più vivi e autentici. Ecco, Verano de Goliat (Messico/Canada, 2010, 76') è questo splendore, e lo è della stessa luce di cui risplendono i pilastri del cinema contemplativo, come Stellet licht (Messico, 2007, 127'), Hors Satan (Francia, 2011, 110') e Los bastardos (Messico, 2008, 90'), film cui la poetica di Pereda si avvicina e da cui pure, però, si discosta, perché il silenzio di Pereda non è l'ammutolimento di Reygadas né l'afasia di Escalante, tantomeno l'unica posizione possibile nei confronti della realtà così come la trascrive Dumont; al contrario, il silenzio di Pereda è un silenzio che accumula in sé i rumori più clamorosi e roboanti, come quello di Oscar, soprannominato Goliat da chi lo ritiene un infanticida, o ancora quello della madre di Gabino, assorta e affranta in un dolore che si esplica nel grido silenzioso di cui parlava la Weil: «Ogni essere grida in silenzio», scriveva Simone Weil, ed è appunto questo grido di silenzio, tutto il cinema di Pereda. Un cinema così vicino al reale da formularsi come in maniera prettamente documentaria, tanto che Entrevista con la tierra (Messico, 2008, 18'), parzialmente compreso in questo Verano de Goliat, è fondamentalmente un film-inchiesta, che si spoglia degli orpelli più osservativo-contemplativi di Verano de Goliat per ridurre all'osso ciò che Verano de Goliat a conti fatti è: la realtà, il cui silenzio emerge direttamente dal grido di dolore che spezza l'esistenza che la costituisce, quella realtà, rendendola una superficie piana in cui l'affranto può comunque godere della natura rigogliosa che circonda Huilopetec e in un certo senso vivere - in silenzio, come gli abitanti di Fogo (Messico, 2012, 61').

2 commenti:

  1. Anche se da una parte (credo il lato più documentaristico, se ho compreso bene), il silenzio innescato da Pereda si discosta dai capolavori degli autori succitati (Dumont, Reygadas, Escalante), dall'altra, quella "luce" di cui fondamentalmente VdG risplende, rispecchiandosi comunque in essi, non può che essere uno degli inviti più succulenti per il sottoscritto. Come ti accennavo ieri, segnato da un pò di tempo anche questo, aspetto di poterlo visionare per poi, riprendere magari in mano "Todos..."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sicuramente lo apprezzerai. Pereda è un mostro sacro del cinema contemplativo, al pari degli autori succitati, e con questo lungometraggio vola altissimo, davvero.

      Elimina