Metamorphosen

Quel piccolo paese russo di nome Muslyumovo (Муслюмово) è stato teatro di un disastro nucleare che è a tutti gli effetti una catastrofe, perché sebbene il disastro sia accaduto niente slega il presente a quell'evento, quasi che Muslyumovo, oggi, (r)esista esclusivamente a condizione di quel disastro, cioè nella catastrofe: le radiazioni non si sono dissolte e la vita è contaminata, anzi è essa stessa la contaminazione. Così come Metamorphosen (Germania, 2013, 84'), del giovanissimo Sebastian Metz - e sta qui la potenza espressiva della pellicola, perché come sarebbe possibile girare un documentario senza che questo emergesse in maniera perfettamente aderente all'oggetto documentato? com'è anche solo lontanamente pensabile che un'atmosfera inquinata non renda inquinati e inquinanti anche le cose, le persone, gli animali e gli ambienti che sostanzialmente permea? C'è un gap, ma questo gap tra uomo e natura, tra uomo e animale, tra pianta e sasso è l'inquinamento, che è già ambiente e, se non proprio natura, quantomeno naturalezza e naturalità. Sebastian Metz, dunque, riduce tutto e gioca di sottrazione, arrivando persino a scorgere un'aurea angelica attorno alle cose che è soltanto il radioattivo, e l'impressione è che la materialità del supporto filmico sia stata irrimediabilmente inquinata. Per questo è un film di una purità incredibile, Metamorphosen, qualcosa di paragonabile soltanto a Two years at sea (Inghilterra, 2011, 88'), perché come nel lungometraggio di Ben Rivers anche qui la purità è effetto di una discrezione e di un'intimità sostanziali, ed è purità nel senso che non ci sono mediazioni, è la realtà, il «nient'altro» che è contemporaneamente onestà e minimalismo. In questo senso, e poiché Muslyumovo è stato così radicalmente mutato dal disastro nucleare da esistere davvero a condizione di quel disastro, in comunione con quella catastrofe, che è infine la sua essenza, Metamorphosen, in quanto purità documentaria, è condizione di visibilità di quel disastro, di questo paese, della catastrofe che è l'uno e l'altro: è la scintilla, il lampo, il bagliore che rende possibile l'esistenza di Muslyumovo - e cos'è, quest'atto, se non gesto di resistenza?

2 commenti:

  1. Cribbio! Mesi e mesi di ricerche invane per poi vedermelo comparire su queste pagine, come niente fosse... Mannaggia a te :p
    Il trailer mi aveva letteralmente capovolto, con quella fotografia argentea. Inutile dire che ora, la priorità è assoluta, altrimenti potrei andare incontro ad un processo di "metamorfosi" istantaneo ;)

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