All things were now overtaken by silence (Todo, en fin, el silencio lo ocupaba)


Richiede una lenta immersione, Todo, en fin, el silencio lo ocupaba (Messico, 2010, 62'), e la richiede perché, di fatto, Todo, en fin, el silencio lo ocupaba è una lenta immersione. Una lenta immersione nell'oscurità, prima di tutto, ovvero nel costantemente indefinito e indifferenziato da cui emergono con gesto eversivo possibilità che sono corpi intrinsecamente lucenti, bianchi come cadaveri, e, poi e soprattutto, una lenta immersione nel silenzio, in quel silenzio che Pereda definisce, con una sinestesia non da poco, «silenzio d'azione», quasi esistesse un'aziona del silenzio e un silenzio sull'azione capace di ricondurre definitivamente le cose all'origine che è loro propria, la quale è un'origine panica, del Tutto e del Qualunque, in cui il tempo è un tempo morto e lo spazio è nient'altro che un vuoto. C'è, dunque, qualcosa di intimamente cosmico, in Todo, en fin, el silencio lo ocupaba, e questa cosmicità si definisce non a partire dalla metafisica ma come approdo ontologico, come riunione e comunione del Tutto nel silenzio originario; la rappresentazione del poema di Sor Juana Ines de la Cruz, Primero sueño, la quale rimanda direttamente a quella possibilità che ha il cinema di cogliere l'arte nel suo farsi come, per esempio, ha mostrato Pedro Costa con Ne change rien (Francia, 2009, 100')) non è infatti altro che una ierofania, che ha più a che fare col rituale piuttosto che con una pièce teatrale, cioè con qualcosa che, con la sua rutilanza e ciclicità, scardina l'evento dal tempo storico, lo astoricizza e lo pone in un periodo mitico che è assieme inizio e determinazione di quanto seguirà. È una meditazione? Sì, anche se forse ha più a che fare col meditativo e il contemplativo, perché, per quanto quel bianco e nero traslucido tenda a inghiottire persino l'occhio dello spettatore e a ricondurre il film a un metacinema molto teoretico, il film di Pereda è materico ed è fondamentalmente materia: materia silenziosa, ombrosa, svuotata, certo, ma pur sempre materia, quindi forma, potenza - intrinsecità di ogni cosa. È il sacro, ecco tutto. E a noi non resta che contemplarlo con riverenza e un tremito, nascosto, di terrore.

Piramidale, infausta, dalla terra 
generata ombra, al cielo incamminava 
degli obelischi vani punta altera, 
aspirando a raggiungere le stelle;
ma quelle luci belle
—esenti sempre, sempre rutilanti—
la tenebrosa guerra
che con neri vapori gli intimava
la spaventosa ombra fuggitiva
schernivano cosí alte, 10 che il suocupo cipiglio
al supremo convesso n o n saliva
dell'orbe delladea
che per tre volte bella
con le sue belle facce si presenta, 15 rimanendo padrona
dell'aria che offuscava
con quell'alito denso che esalava;
e nella quiete paga
del silenzioso impero, 20 sommesse solo voci consentiva
degli uccelli notturni,
così oscure e profonde,
che neppure il silenzio si scalfíva. 

3 commenti:

  1. Grande, ne hai già scritto! Allora mi getterò stasera in questa "lenta immersione nell'oscurità", poi ripasso a leggere il tutto e lasciarti le mie impressioni...

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    1. Eh, in effetti non era in programma, ma ieri mi sono visto con Rombro e alle undici o più tardi ci è venuta l'idea di girare qualcosa, così fino alle quattro abbiamo lavorato a un cortometraggio che ha un che di demoniaco ed evanescente. Poi, siccome dovevo svegliarmi di lì a un paio d'ore, ho preferito vedere un film, temendo che non mi sarei svegliato qualora mi fossi addormentato.

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    2. Todo ben?... Dònde tu es perdido?...

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