Surveillance camera man


La serie di cortometraggi che va sotto al titolo di Surveillance camera man (USA, 2013-2014), caricati su YouTube da un certo SurveillantCameraMan, coglie abbastanza bene ciò che il cinema, oggi, è, e anzi approfondiscono un discorso teorico che, secondo il sottoscritto, sarebbe stupido prendere sottogamba, relegandolo in aree che tocca solo di striscio (abbiano esse a che fare col buffo, il cialtronesco, il fastidioso, l'ironico o il weird), perché di fatto lo scavalcamento semantico del capolavoro di Vertov, L'uomo con la macchina da presa (URSS, 1929, 67'), è finalmente colto e sintetizzato nella sua forma più unitaria possibile in questi (finora) sette cortometraggi fondati sull'assunto che il cinema non implichi più un uomo con la macchina da presa ma la macchina da presa con l'uomo - un uomo; l'immagine di Surveillance camera man, infatti, trova il modo di sussistere di per sé, come quella di Ten skies (Germania, 2004, 102'), e pure, come si è visto a proposito dell'altro capolavoro di Benning, RR (Germania, 2007, 111'), ha in se stessa il proprio statuto ontologico, che la fa esistere per un tempo determinato da nient'altro che dalla propria essenza, che è poi quella dello stacco dovuto a un rappresentato nocivo, riottoso, che dentro l'immagine uccide l'immagine, anzi si potrebbe proprio dire senza troppo rammarico lessicale che la suicida e arrivare persino a parlare di apoptosi. In questa direzione risulta fondamentale la scelta dell'appendice umana alla macchina da presa di non essere altro che un'appendice, appunto, un quid che non può esistere discosto da essa: SurveillantCameraMan, non Piero o Gianfranco ma colui che pone in essere Surveillance camera man, la scintilla da cui divampa l'incendio. Si vede bene, dunque, come, sebbene gli esiti siano poi differenti, il concetto che sta alla base di Surveillance camera man è lo stesso di Crude oil (Olanda, 2008, 840'). Quali sono questi esiti? La domanda è mal posta. Non ci si dovrebbe chiedere gli esiti di un'operazione, specie se questa operazione è in sé qualcosa che non ha veicolata da altro che da se stessa e, dunque, non presuppone un teleologismo come proprio sostrato esistenziale; al contrario, bisognerebbe indagare questo sostrato e porre su esso la domanda: cosa fa SurveillantCameraMan? Pone la censura nel film, arrivando infine a confonderla con il film stesso e, insomma, svuotandola di tutto il suo potere fascista, potere che la censura ricava da un unico fatto, e cioè quello di porsi su di un piano differente, esterno, trascendente rispetto il film che va ad evirare. SurveillantCameraMan, invece, fa della censura il film ma senza fare un film sulla censura e in questo modo ciò che la censura evira non è altro che se stessa, il film che dunque è. Il suicidio della censura? Probabile, ma non basta, perché a monte di questa apoptosi sta l'intuizione - vero e proprio miracolo di Surveillance camera man - di implicare solamente rappresentazioni, simulacri; SurveillantCameraMan, in breve, sostiene: io sono il corpo che possiedo e che mi abita, ma questo corpo, una volta registrato, smaterializza la propria corporalità, divenendo qualcosa che non è più corpo e che non è mio più, che non sono più io. Non ho potere sulla rappresentazione del mio corpo, quella rappresentazione vive per sé, senza che io possa inficiarla con un atto di volontà del mio essere corpo*. Ecco perché la censura non può niente con il cinema: perché non ha niente a che fare con il cinema, gli esiste esternamente e, quando con l'atto censorio tenta di appropriarsi di un pezzo di pellicola, questo non è che un urto, un'ingiustizia, un'insinuazione arrogante e illegittima. Cosa censura la censura quando censura? Nient'altro che un'immagine che è tale perché non poteva essere altrimenti. Non esiste l'autore (l'uomo con la macchina da presa) e non esiste un soggetto che non voglia che il suo corpo non rimanga impresso nella pellicola; al contrario, esistono una macchina da presa con l'uomo e una rappresentazione che è simulacro, e stendere la mano sopra di questi, come mostra SurveillantCameraMan, non è solo un gesto di arroganza e ignoranza, fascista nel suo intollerare ciò che è così e non poteva essere altrimenti proprio per questo suo essere così (il grande scontro tra nazisti ed ebrei echeggia ed in effetti è vicinissimo) ma è anche un atto che, nella propria attuazione, si toglie ogni legittimità e, per certi versi, si toglie anche ogni possibilità d'esistenza, suicidandosi nell'inutile.


* Ci si lamenterà di ciò e ci si appellerà a cose come la privacy, arrivando addirittura a citare alcune tesi di Foucault, e in effetti già il titolo dei cortometraggi evoca il panopticon di Bentham, ma a questo si risponderà facilmente facendo notare il fatto che le riprese non avvengono per mezzo di telecamere ma di handycam.

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