Simulacri #5: La région centrale



Uno dei film più importanti e gravidi d'implicazioni della storia del cinema è senza ombra di dubbio La région centrale (Canada, 1971, 180') del canadese Micheal Snow, sebbene questo rimanga relegato, come spesso accade a eventi di portata così rivoluzionaria, a un clima e a un ambiente che si fanno altri nel proprio intercettare e godere di simili pellicole (su questo punto, basti dare una rapida scorsa in rete a quanti siti italiani gli dedichino spazio), il che, oltre a essere davvero triste, risulta anche e soprattutto profondamente dannoso, nel momento in cui, appunto, registi del calibro di Peter Hutton, la cui formazione, che emerge limpida in At sea (USA, 2007, 60'), è chiaramente di stampo snowiana, e James Benning* trovano in Snow un ideale padre spirituale, mentre altri invece traggono direttamente ispirazione da taluni movimenti di camera di cui Snow ha mostrato la potenza visiva, e in questo senso il richiamo al ¡Vivan las Antipodas! (Germania, 2011, 108') di Victor Kossakovsky è d'obbligo. Oltre a ciò, tanta più attenzione merita il lungometraggio in questione per la sua irriducibilità, per il suo essere cioè davvero cinema, quindi inesplicabile a parole ma esperibile soltanto dal di dentro**, immersi nel continuo flusso d'immagini che lo costituisce e, in un certo senso, lo istituisce, quindi di per sé è tutto, La région centrale, e tutto è in esso: risultato di cinque giorni trascorsi asceticamente sui desertici monti del Quebec settentrionale (cento miglia a nord di Sept-Îles), La région centrale, godendo di un apparato studiato affinché la mdp potesse muoversi a 360°, genera un vortice sempre più turbinoso e trascinante che riconduce la realtà intera a un'unica e sola spazializzazione, a un Uno-Tutto che, espressivamente***, può essere colto o, meglio, recuperato solo dall'arte cinematografica****, qui spoglia del suo aspetto più intrinsecamente artistico, cioè artificiale, artefatto. Michael Snow destituisce il tempo, e di conseguenza è come se un'afflato di eternità permeasse la sua opera, un'eternità infinita, però, che travalica della propria (a)temporalità lo spazio, infine destituito anche questo e ridotto a un'infinita ed eterna spazializzazione*****. Opera monumentale e panica, La région centrale rende così obsolete molti altri grandi - o reputati tali - film****** e ridefinisce il cinema o si esclude da esso, fondando un nuova sensibilità grazie alla (ri)scoperta di nuovi o dimenticati rapporti. 

Si pensi al magnifico Ten skies (Germania, 2004, 102') e si osservino le inquadrature del cielo profuse nel minutaggio de La région centrale.
** Una cosa simile si può riferire anche al mastodontico Crude oil (Olanda, 2008, 840') di Wang Bing.
*** Teoreticamente, invece, dalla filosofia (v. Spinoza), e, come insegna Deleuze, il cinema è filosofia fatta, anziché per concetti, per immagini.
**** L'espressività del territorio e questo tentativo di recuperare un panismo di stampo spinoziano sarà uno dei cavalli di battaglia del cinema di Lois Patiño, come dimostra il suo Costa da morte (Spagna, 2013, 81').
***** Lezione, questa, di cui farà tesoro Godfrey Reggio per la sua trilogia qatsi, in particolar modo per Koyaanisqatsi (USA, 1982, 86'), altro film costituito da un'infinita spazializzazione, sebbene, a differenza della pellicola di Snow, essa risulti infine ciclica e conduca a ben altre considerazioni.
****** La prima che salta in mente è 2001: Odissea nello spazio (Inghilterra, 1968, 141'), con la sua concezione dello spazio e dell'esistenza.

5 commenti:

  1. Combinazione mi era passato fugacemente davanti agli occhi proprio qualche giorno fa, devo aver visto qualche scheda in rete. Ma non ricordavo fosse di Snow, il titolo però non mi era nuovo. Prima ancora di leggere il curioso accostamento al film di Kossakovsky (tra l'altro magnifico e geniale, visto da poco) quell'immagine in testa al post me l'ha riportato alla mente, inoltre noto che ultimamente, anche i riferimenti a "Costa da Morte" rientrano spesso nelle tue recensioni. Questo "Region Centrale" sembra proprio un antesignano, di certi docu-film contemporanei. Segnalazione ottima, come sempre, grazie Yorick!

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    1. Snow è un mostro sacro, imprescindibile se si vuole parlare di un certo cinema e, anche, di cinema in generale. Ha avuto delle intuizioni che tengono banco ancora oggi e, insomma, ha fatto scuola e la farà - credo - finché esisterà il cinema. Immenso.

      "Costa da morte", è vero, rientra spesso nei miei post, anche se qui ho tentennato nell'inserirlo perché a prima vista il film dello spagnolo non ha niente a che vedere con quello di Snow. L'effetto ottenuto, però, è lo stesso, e sia "Costa da morte" che "La région centrale" figurano ambedue come capolavori PANICI.

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