Come worry with us!



A memoria, credo siano state due, tre al massimo, le volte in cui ho accennato all'affinità tra post-rock e cinema contemplativo, affinità che dovrebbe essere approfondita in maniera genealogica, sì da fare emergere la necessità strida, culturale e sociale propria della contemporaneità che ha portato alle due rivoluzioni artistiche ora pienamente in atto. È uno studio interessante quanto delicato, che richiede il suo tempo e che, purtroppo, qui vuole solo essere propositivo, perché ciò di cui preme parlare è, sì, l'affinità tra post-rock e cinema contemplativo ma colta, qui, sotto l'aspetto più emozionale, cercando di sottolineare, almeno per accenni, la medesima soglia di sensibilità dalla quale sia il post-rock che il cinema contemplativo si affacciano sulla realtà. Sia chiaro, Come worry with us! (Canada, 2013, 81') non è propriamente un film contemplativo, ma l'atmosfera che si respira proiettandosi in esso, rievoca più quelle di Heima (Islanda, 2007, 97') di Dean Deblois e Burning (USA, 2010, 48ì) di Nat Le Scouarnec e Vincent Moon, per quanto la sua declinazione sembri rimandare più da vicino a quell'altro grande documentario musicale, ovvero Until the light takes us (USA, 2008, 93') di Aaron Aites e Audrey Ewell; del resto, il film sui Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra non è la registrazione di un concerto né un'antologia di registrazioni, come i documentari su Sigur Rós e Mogwai, eppure la maniera in cui Helene Klodawsky s'intercala nella vita familiare di Efrim Menuck, cantante, chitarrista e compositore della band, e Jessica Moss, vocalist e violinista, ha l'effetto da una parte di immanentizzare l'arte alla vita e la vita all'arte, rapportandole come due aspetti della stessa medaglia o, per usare un lessico spinoziano, come due attributi della stessa sostanza, dall'altra e conseguentemente a ciò di profondere nella quotidianità quelle emozioni che solo a prima vista possono essere sprigionate da un genio artistico, e forse è questo che ogni documentario dovrebbe fare e a conti fatti è che che rende una pellicola propriamente contemplativa. Questo movimento, la Klodawsky lo compie, intelligentemente, approfondendo le dinamiche sociali che hanno portato alla nascita dei Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, partoriti, più che dai Godspeed you! Black emperor, di cui sono una costola, da una realtà (quella del Québec) derelitta, che richiedeva e, anzi, necessitava di rinnovare la propria sensibilità per costituire nuovi rapporti e, in questo modo, ricostituirsi a sua volta per non implodere; sotto questa luce, si può tranquillamente affermare che i Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, ad oggi l'ultima grande band della storia della musica, hanno meglio di chiunque altro saputo interpretare lo spirito del presente, attuandolo in una musica a tratti lancinante, a tratti soffusa e melanconica, così come, tempo addietro, erano riusciti a farlo i Godspeed you! Black emperor. Di fatto, Come worry with us! è la testimonianza di questo e nient'altro, ma, quindi, è anche un'elegia, un'elegia di una realtà soffocata da un potere ad essa trascendente, e contemporaneamente è anche un inno, più o meno liturgico, all'arte che è invece immanente al reale e che, come ha mostrato Woodstock, ha in sé, proprio per questo suo carattere d'immanenza rispetto alla realtà, cioè dischiudendosi da essa, infinite potenzialità di dischiudere e far emergere nuove possibilità, nuovi rapporti, nuovi tentativi di realtà: «Make a light in the night that needs to be shamed, all for some none for all, and all fallen the same». 

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