Materia oscura



Dirò una cosa poco furba: non sono entusiasta di Materia oscura (Italia, 2013, 80'). Non che sia un film mediocre, per carità. Anzi, avercene di film così, in Italia. Ma non sono entusiasta, specie dopo la visione de Il castello (Italia, 2011, 90'), e questo perché, di fatto, Materia oscura non credo aggiunga molto al discorso iniziato in quel di Malpensa. Certo, c'è un found footage che, nell'economia della pellicola, risulta determinante e interessantissimo, in più la frammentazione che frantuma e per certi versi compone Materia oscura meriterebbe uno studio a parte, eppure, no, non mi affatto convinto il secondo lavoro di d'Anolfi e Parenti, e questo credo sia da imputare in particolar modo all'ossessiva, quasi ottenebrante presenza dell'autore su quanto va dischiudendosi nel corso del minutaggio. Non nego che una seconda visione sarebbe d'obbligo per stilare, se non un giudizio, quantomeno un'impressione più decis(iv)a dell'opera in questione, ma resta il fatto che, terminato il lungometraggio, si ha come la sensazione di essere diretti, di essere in qualche modo indirizzati non solo a guardare ma anche a pensare determinate cose, quelle cioè che gli autori hanno percepito trovandosi attorno all'area del poligono di tiro di Salto di Quirra. E frustra, tutto questo, perché nonostante gli spazi tentino l'immaginazione più produttiva e i tempi, parallelamente, permettano il divagare dello sguardo, rampa di lancio di quell'immaginazione, lo spettatore non arriva a collocarsi in quella realtà ma vi è come scagliato, tanto da non riuscire ad osservarla se non con un'aria di estraniazione che da quella realtà lo aliena in un res tua agitur finzionale e paranoide - finzionale della spettatorialità, s'intende. Date queste premesse, che - ripeto - devono essere prese con i guanti, visto che succedono a un'unica e sola visione, Materia oscura si configura come un gran documentario d'inchiesta, uno dei più intelligenti girati in terra nostrana, ma, come tale e secondo la personalissima opinione del sottoscritto, manca il bersaglio, poiché lungi dall'offrire uno scenario che lo spettatore possa abitare senza sentirsi soffocato dalla mano invisibile degli autori che lo rappresentano. Ecco, forse è questo il difetto o, meglio, l'aspetto che più mi ha raffreddato la visione di Materia oscura, il fatto cioè che non ripresenti nulla ma che tenti di rappresentarlo. Naturalmente, questo non viene detto comparando il documentario a qualcosa che esuli dall'estetica e dalla sensibilità di Massimo d'Anolfi e Martina Parenti (si potrebbe citare Cave of forgotten dreams (Usa, 2010, 95') per esempio, che nonostante una decisa presenza autoriale dà comunque allo spettatore la sensazione di trovarsi nelle profondità di quelle caverne, nell'eternità che esse riservano nei loro anfratti): semplicemente, si constata una depurazione degli aspetti che avevano reso grande Il castello; l'ironia mischiata alla tragedia, la farsa e la melanconia, infatti, mancano totalmente in Materia oscura, e nonostante questo l'opera non procede a una destituzione di quell'autorialità che, ne Il castello, aveva innestato quegli stati di ironia, tragedia, farsa e melanconia ma rimane, più o meno aleggiante e più o meno insistente sul tutto, ed è come se finisse per ammortizzare suggestioni che sarebbero potute davvero implodere al cospetto di quel cielo incombente.

4 commenti:

  1. Chissà come mai, ero convinto l'avessi già visto... Peccato ti abbia alquanto deluso, forse, avendone avuto la possibilità, sarebbe stato meglio aver visionato prima questo, magari te ne saresti fatto un'impressione in qualche modo diversa. Vabbè, comunque, di Anolfi e Parenti io sono ancora totalmente a digiuno, dici che a questo punto mi conviene gettarmi direttamente su "Il Castello"?

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    1. No, anzi, credo che questo sia nettamente superiore, e pure in Facebook mi è stata fatta notare, 'sta cosa. Urge una revisione; questa recensione, infatti, l'ho pubblicata a caldo giusto per la delusione del momento, sperando che qualcuno che ieri era davanti alla tivù avesse avuto voglia di discuterne e di mostrarmi che sbagliato (così non è stato, e del resto mi convinco sempre di più che, in fondo, scrivo giusto per tre o quattro persone quello che pubblico su 'sto blog, ma vabbé). Comunque sono abbastanza sicuro che ti piaceranno entrambi, forse più questo de "Il castello", ma potrei sbagliarmi. A ogni modo, te li invio appena possibile.

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    2. Addirittura... Per quello che solitamente preferisco non scrivere a caldo (vabbè, con "Alone" è stato uno dei pochi casi, ma si tratta comunque di un estratto, infatti, sono sicuro che appena ti sarà possibile, la recensione vera e propria la farai te con "Three Sisters"), oppure non prima d'aver revisionato il film, lasciando passare qualche giorno proprio per dar tempo alla mente di rielaborare il tutto. Almeno nel mio caso, noto che dopo due, tre giorni, ciò che ho visto risulta assai più chiaro di quando appena visto. Riguardo invece il discorso commenti; credo sia ormai un dato di fatto che dall'esterno fatichino ad arrivare (al limite potresti anche tentare di riattivare la funzione per gli anonimi) ma in realtà leggono, e le quotazioni salgono, l'ho constatato personalmente, quindi non farti più di tanti problemi, fidati :)
      Aspetto che me li passi tu allora, con tutta calma, vai tranquillo... Grazie!

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    3. Sì, sì, che leggono non c'è dubbio, anzi. A parlare, però, zero. E non mi riferisco solo su Blogger: anche su Facebook ci si limita a chiedere dove è reperibile il film o, peggio ancora, a offendere a vuoto, senza una reale critica a quanto scritto, se, per esempio, si demolisce l'ultimo Cronenberg. C'est la vie, e in fondo poco importa... Comunque, ti invio or ora per mail i due film - son proprio curioso di sapere che ne pensi.

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