L'angle du monde



Vedere l'invisibile: se l'uomo non avesse quest'anelito, se non tendesse a ciò che non è qui e, dunque, si rattrappisse nel hic et nunc, se davvero esistesse un Dio o se si credesse veramente nella sua esistenza, se, scardinando Kierkegaard, l'uomo avesse una coscienza eterna, se al fondo d'ogni cosa non ci fosse una potenza selvaggia e ribollente che produce ogni cosa, il grande e il futile nel turbine d'oscure passioni, se il vuoto senza fondo, che nulla può colmare, non si nascondesse sotto le cose, allora non vi sarebbe il cinema, perché non vi sarebbe più vita, movimento, anelito, tensione. Solo chi è puramente innamorato della vita adora il cinema, e con ciò intendo dire che il cinema non sfrutta né l'esistenza né il tempo, ma l'esistere e la temporalità, ed è per questo che soltanto chi tende e strepita è disposto alla contemplazione: vuole vivere, lo spettatore cinematografico - considera inautentica, inadeguata, inadatta, insufficiente la sua vita, quindi si spinge oltre di essa, con coraggio e caparbietà, ma - sia chiaro - non fa questo non per rinnegarla, la vita, semmai lo fa per raggiungerla. Semplicemente, vive. Non rinnega se stesso nel buio di una sala cinematografica ma nel buio di una sala cinematografica afferma se stesso: non Pulp fiction (USA, 1994, 154') o Maps to the stars (Canada, 2014, 111') ma Il cavallo di Torino (Ungheria, 2011, 146') e Crude oil (Olanda, 2008, 840'), non un film d'intrattenimento, che rileghi la vita al di fuori di esso, ma un film in cui la vita è compresa, come Ten skies (Germania, 2004, 102'). Bisogna rassegnarsi di fronte all'immagine, ecco tutto. Ed ecco il fulcro del capolavoro di Philippe Cote, L'angle du monde (Francia, 2006, 32'): l'angolo, ovvero la prospettiva da cui ci si affaccia al mondo, ma «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo» e, inoltre, «le monadi non hanno finestre», quindi questa prospettiva è il mondo, che, stando a Wittgenstein, è tutto ciò che accade. E cosa accade? Ebbene, accade il cinema, che è finestra, ossia mondo, ossia monade, ossia noi. 

2 commenti:

  1. Veramente suggestivo, anche il titolo! Il faro qui sopra mi ricorda qualcosa che tu non hai ancora visto, ma che spero si possa recuperare al più presto: "Distant" :)

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